Martedì 10 marzo 2026, ore 23:53

Report Istat 

Industria, i prezzi alla produzione tornano a salire già da gennaio 

A gennaio, i prezzi alla produzione dell'industria tornano ad aumentare su base mensile (+1,5%) principalmente per effetto del forte rialzo dei prezzi della componente energetica sul mercato interno; al netto di tale componente, i prezzi registrano un incremento congiunturale più contenuto (+0,3%). Anche la loro flessione su base annua si deve in gran parte alla dinamica tendenziale dei prezzi dei prodotti energetici sul mercato interno, che resta ampiamente negativa. Su tale mercato, accelera la crescita tendenziale dei prezzi dei beni intermedi e dei beni strumentali, mentre rallenta quella dei beni di consumo. È quanto osserva l'Istat nel diffondere i dati di gennaio sui prezzi alla produzione dell'industria. In sintesi, a gennaio i prezzi alla produzione dell'industria sono aumentati dell'1,5% su base mensile e sono risultati in calo dell'1,6% su base annua (era -1,4% a dicembre 2025). Sul mercato interno i prezzi crescono del 2,0% su base mensile e flettono del 2,1% su base annua (da -2,0% del mese precedente).

Al netto del comparto energetico, i prezzi registrano un aumento congiunturale moderato (+0,4%) e una crescita tendenziale dell'1,1% (da +0,9% di dicembre 2025). Nel trimestre novembre 2025-gennaio 2026, rispetto al prene dell'industria crescono dello 0,9% (+1,1% mercato interno, +0,4% mercato estero)

Ma guai ad aumentare i tassi di interesse, ‘no’ all’assenza di flessibilità e cambi di rotta. La guerra in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi dell’energia mettono l’Italia sul ‘chi va là’, con il governo che invita a risposte ponderate. La situazione in atto pone il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nella condizione di dettare condizioni, una su tutte: niente aumento dei tassi. "Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria", scandisce in occasione della riunione dei ministri dell’Economia del G7, prima della riunione dell’Eurogruppo.

Che si tratti di Fed o di Banca centrale europea, di fronte al rischio di stagflazione paventato l’idea di rendere più costoso prestare denaro vorrebbe dire colpire ancora di più la crescita. Il titolare del Tesoro questo monito lo rivolge anche ai partner europei, ricordando loro che una difficoltà economica tricolore sarebbe un problema per tutti. Il caro-energia per" noi distrugge il potere d’acquisto delle famiglie e altera la competitività delle nostre imprese", scandisce durante la riunione dell’Eurogruppo.

Tradotto: attenti a come ci si muove, perché l’Italia potrebbe risentirne. Attenzione alle scelte che si intenderà compiere, perché l’Italia potrebbe anche mettersi di traverso in un momento in cui la prontezza delle risposte diviene fondamentale. L’Italia chiede quindi un cambio di rotta profondo in materia di politiche per l’energia. Serve un cambio di passo a livello europeo, perché l’Ue sono troppo esposti alla volatilità degli eventi geopolitici. "L’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende ma anche la nostra sicurezza economica", avverte il ministro dell’Economia, in quello che suona da invito a procedere agli accorgimenti che servono per sostenere un’economia nazionale già considerata anemica prima della crisi mediorientale..Alti prezzi alla produzione e al consumo, con un’attività economica ferma: sull’Unione europea torna ad aleggiare lo spettro della stagflazione quale conseguenza della guerra in Iran e in Medio Oriente.

Anche il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, non si nasconde né nasconde qual è lo scenario a cui si inizia a ragionare a Bruxelles: quello di una crisi vera, profonda, dove tutto costa tanto e non si cresce.
"Se il conflitto dovesse durare poche settimane allora non ci sarebbero grandi conseguenze" per l’economia mondiale. Viceversa, avverte Dombrovskis prima dell’inizio dei lavori dell’Eurogruppo, "un conflitto con l’Iran e in Medio Oriente che si protrae potrebbe generare significativi shock stagflazionistici per l’economia globale ed europea, con prezzi dell’energia più alti e un’inflazione generale più elevata e condizioni di finanziamento più severe".

Rodolfo Ricci

( 10 marzo 2026 )

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