"L'impatto a breve termine della guerra in Iran e Medio Oriente sull’offerta mondiale di petrolio è superiore a quello registrato complessivamente nelle crisi energetiche precedenti“, quelle del 1973, del 1979 e del 2022 insieme. Piero Cipollone va dritto al punto: la situazione è seria, seria davvero. Il capo della task-force dell’Eurotower per l’euro digitale per una volta va ‘fuori tema’, non parla del dossier di cui è responsabile. Al Festival dello sviluppo sostenibile di Milano sceglie di parlare proprio di sostenibilità, rilanciando il Green Deal europeo: “La decarbonizzazione aumenterà la nostra prosperità, non la ridurrà”, tiene a precisare, e non a caso. L’Unione europea e la sua eurozona scontano ancora un sistema produttivo troppo basato su fonti di energia tradizionali.
“Gli shock geo-economici hanno effetti rilevanti sui prezzi e sull’economia, e la nostra dipendenza dai combustibili fossili amplifica tali effetti“, lamenta Cipollone, per il quale “l’attuale crisi energetica evidenzia l’urgenza di ridurre ulteriormente tale dipendenza”. Anche perché, avverte, “l’Europa potrebbe iniziare a esaurire le riserve di carburante per l’aviazione e di cherosene entro la fine di maggio con il rischio di restrizioni significative all’attività di diversi settori produttivi, analoghe a quelle osservate durante la pandemia di Covid-19“. Avanti con il Green Deal, dunque, perché quanto sta accadendo a seguito delle tensioni nello stretto di Hormuz non è sostenibile, e il membro italiano della Bce lo quantifica. “Si stima che la contrazione netta dell’offerta si aggiri intorno ai 12 milioni di barili al giorno, pari a circa l’11% dell’offerta nel periodo precedente al conflitto”, evidenza Cipollone.
Ciò “anche tenendo conto delle misure di attenuazione adottate, quali il reindirizzamento dei flussi petroliferi tramite oleodotti e l’immissione sul mercato delle riserve strategiche”. Misure che quindi hanno funzionato solo in parte, dimostrandosi insufficienti ma utili a rendere l’idea di una situazione davvero complessa, perché “il ripristino delle forniture dopo la fine delle ostilità richiederà tempo, in considerazione dei danni subiti da importanti impianti petroliferi”.Le conseguenze dirette sull’economia vanno nella direzione di minor crescita. Cipollone avverte che “spingendo al rialzo i prezzi al consumo ed esacerbando l’incertezza, è probabile che lo shock comprima i redditi reali e penalizzi la domanda interna, che negli ultimi trimestri è stata il motore dell’economia dell’area dell’euro”. Vuol dire meno consumi. Ma non finisce qui: “Le evidenze empiriche suggeriscono inoltre che lo shock graverà sugli investimenti delle imprese“.
All’impatto sull’attività economica potrebbe poi aggiungersi l’inasprimento endogeno delle condizioni di finanziamento, in ragione dei maggiori timori delle banche circa i rischi economici cui è esposta la clientela.
“Secondo la nostra ultima indagine sul credito bancario, i criteri di concessione dei prestiti alle imprese sono già divenuti più restrittivi nel primo trimestre”, avverte Cipollone. Questo nonostante la pausa voluta dalla Bce sui tassi di interesse. La Banca centrale europea non ha aumentato il costo del denaro, ma i singoli istituti di credito hanno introdotto limitazione all’erogazione di prestiti.
Rodolfo Ricci
