L’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana a febbraio 2026 aumenta dello 0,1% rispetto a gennaio dello stesso anno e dello 0,5% rispetto al febbraio 2025. Il dato viene come sempre dall'Istat. Nella media del trimestre dicembre-febbraio, il livello della produzione diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.
Nella media del trimestre dicembre-febbraio, il livello della produzione diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. L'indice destagionalizzato aumenta su base mensile per i beni strumentali (+1,1%) e i beni intermedi (+0,2%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,4%) e l'energia (-4,8%).
Rispetto al febbraio 2025, crescono in misura più marcata i beni strumentali (+4,4%) e con minore intensità i beni intermedi (+0,1%). Variazioni negative registrano invece i beni di consumo e l'energia (-2,1% per entrambi i raggruppamenti). I settori di attività economica che registrano gli incrementi annui più elevati sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+7,8%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+5,2%). Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-6,8%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%) e nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-5,8%).
Il caro energia comunque comincia a far vedere i primi effetti. Il confronto tra Roma e Bruxelles sull'impatto della crisi energetica si accende tra richieste di flessibilità e nuovi richiami alla disciplina fiscale. Ma anche se il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti dice di "credere ai miracoli" e invita a non fidarsi troppo delle previsioni, preannuncia una revisione al ribasso delle stime sulla crescita italiana. La Commissione europea da parte sua avverte che nonostante la tregua in Medio Oriente l'economia Ue resta esposta al rischio stagflazione, ma tiene il punto sul Patto di stabilità: non ci sono le condizioni di "grave recessione" per sospenderlo. Sullo sfondo, l'ipotesi di nuove misure contro il caro-energia, e l'apertura di Bruxelles a un coordinamento europeo per la tassazione degli extraprofitti sull'energia.
Da Roma, la premier Giorgia Meloni, comunque, si dice convinta che se ci sarà una nuova recrudescenza del conflitto in Iran, servirà una risposta europea come dopo il Covid e "non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. "Premesso che io ai miracoli ci credo - ha detto intanto
Giorgetti - vorrei sottolineare che il quadro delle ultime statistiche non indica il deterioramento strutturale dell'economia italiana". Come dire: già in passato non sono certo sporadici i casi in cui le periodiche e pessimistiche previsioni sono state successivamente superate dai dati. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che, per effetto di fattori esogeni come la crisi in Medio Oriente, si registrano "segnali di rallentamento delle prospettive di crescita" e il governo si prepara a rivedere al ribasso le stime sul Pil (nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali), attualmente indicate allo 0,7% per il 2026 nel Documento programmatico di finanza pubblica. Quanto allo stop al Patto, se la crisi internazionale porterà a uno stress delle finanze pubbliche "si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea", ha sottolineato Giorgetti.
A Bruxelles, il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis, ha lanciato intanto un allarme: anche con la tregua in Medio Oriente l'Ue resta esposta al rischio di uno shock stagflazionistico: una situazione in cui una crescita più lenta coincide con un'inflazione più elevata. La crescita dell'Ue potrebbe risultare inferiore alle attuali stime dello 0,2-0,4% in caso di crisi breve e fino allo 0,4-0,6% in uno scenario più prolungato, mentre l'inflazione potrebbe salire fino all'1,5% (Bruxelles aggiornerà le previsioni economiche il 21 maggio).
Rodolfo Ricci
