Martedì 3 marzo 2026, ore 19:28

Attacco Usa- Israele 

Mercati e petrolio col fiato sospeso: si teme una recessione globale 

I mercati azionari sono in fibrillazione e si teme un forte del contraccolpo economico a seguito dell'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il timore più grande è che, considerando che l'Iran è un membro dell'Opec, si provochi una grave interruzione dell'approvvigionamento petrolifero in Medio Oriente la qual cosa, nel peggiore dei casi, potrebbe innescare una recessione economica globale. Per cercare di calmare i mercati, nella riunione del cartello che si è tenuta proprio il giorno dopo l'attacco all'Iran, l'Opec+ ha confermato che da aprile aumenterà la produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno. La decisione è stata presa alla riunione di oggi, e il livello stabilito è di poco superiore agli attesi 137 mila barili al giorno.

Il gruppo di produttori di petrolio guidato dall'Arabia Saudita cerca così di calmare i mercati del greggio in seguito al conflitto in Medio Oriente ma l'aumento è inferiore a quanto ipotizzato da alcuni analisti e osservatori dato che molti paesi sono già vicini ai limiti della loro produzione. In realtà era già scontato che l'Organizzazione di Vienna, se non fosse scoppiata la guerra in Medio Oriente, dovesse approvare un aumento della produzione di greggio pari a 137 mila barili al giorno ma quello che sta succedendo in queste ore avrebbe convinto i Paesi membri ad una scelta più coraggiosa proprio per calmare i mercati in vista della ripresa delle contrattazioni.Un vero cambiamento di rotta dopo che il cartello aveva interrotto gli aumenti di produzione per il primo trimestre del 2026 a causa della debolezza stagionale e delle precedenti preoccupazioni relative all'eccesso di offerta. Ora, con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all'Iran e la rappresaglia di Teheran in tutta la regione, l'Organizzazione sembra pronta a passare dalla gestione dei prezzi alla stabilizzazione dell'offerta.

Già venerdì scorso i prezzi dell''oro nero' avevano registrato un aumento significativo del 2,5% poiché gli operatori consideravano la probabilità di un attacco dopo che l'incontro tra Teheran e Washington in Svizzera non aveva portato a progressi significativi.Nel comunicato diramato al termine della riunione, gli otto paesi Opec+, ovvero Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, ribadiscono il loro "impegno per garantire la stabilità del mercato petrolifero". Nella nota non si menziona l'attacco all'Iran ma si fa presente che "continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato".

I Paesi membri hanno ribadito "l'importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la piena flessibilità" nel decidere i volumi dell'offerta e hanno concordato un aggiustamento della produzione pari a 206 mila barili al giorno. La prossima riunione è prevista per il 5 aprile prossimo. L'Iran è il quarto produttore di petrolio del cartello di Vienna con poco più di 3 milioni di barili al giorno a gennaio. La Repubblica Islamica condivide una costa con lo Stretto di Hormuz, la via navigabile più importante al mondo per il commercio globale del petrolio. Gli analisti ritengono che i prezzi dei futures sul petrolio greggio aumenteranno di 5-7 dollari al barile all'apertura delle contrattazioni alla mezzanotte ora italiane. Venerdì scorso i prezzi del greggio Brent si sono attestati a 72,48 dollari al barile, con un aumento del 2,45%, mentre il greggio WTI ha chiuso a 67,02 dollari al barile, con un aumento del 2,78%. è prevista per il 5 aprile prossimo.

Tra le ipotesi peggiori, Teheran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz il che potrebbe far salire i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile. Il mercato inoltre non apprezza il fatto che Teheran disponga di grandi scorte di mine e missili a corto raggio che potrebbero seriamente interrompere il traffico nella via navigabile. Per capire l'importanza dello Stretto, basti pensare che secondo i dati della società di consulenza energetica Kpler, nel 2025 attraverso lo Stretto sono transitati oltre 14 milioni di barili al giorno, pari a un terzo delle esportazioni mondiali di greggio via mare. Circa tre quarti di questi barili sono stati destinati a Cina, India, Giappone e Corea del Sud. La Cina, la seconda economia mondiale, riceve metà delle sue importazioni di greggio dallo Stretto.

"Seguiamo con crescente apprensione quanto sta accadendo in queste ore a seguito degli attacchi militari condotti dagli Stati Uniti e da Israele in l'Iran e la conseguente reazione di Teheran". Lo dichiara Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, che aggiunge: "Chiediamo con urgenza il ritorno alla via del dialogo diplomatico. La comunità internazionale intervenga attivando ogni strumento negoziale per assicurare una transizione democratica che risparmi un'escalation di violenza. Pieno sostegno alle donne e ai giovani iraniani che, con straordinario coraggio e a prezzo della propria stessa vita, hanno sfidato e continuano a sfidare un regime autoritario, sanguinario e oscurantista degli ayatollah, rivendicando libertà, dignità e democrazia. Il loro sacrificio non può essere dimenticato né tradito. A loro , come alle altre popolazioni colpite, va la piena vicinanza e solidarietà della Cisl, in nome di un Iran libero e democratico", conclude la leader Cisl.

Rodolfo Ricci

( 1 marzo 2026 )

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