Nel terzo trimestre del 2025 il deficit pubblico stagionalmente aggiustato nell'area dell'euro (a venti) si è attestato al 3,2% del Pil, in aumento rispetto al 2,8% del trimestre precedente. E' quanto emerge dagli indicatori economici mensili pubblicati ieri da Eurostat. Anche nell'Unione europea nel suo complesso il rapporto deficit/Pil è salito al 3,2% dal 2,9% del trimestre precedente. Il livello maggiore di deficit tra i venti dell'Eurozona (ora a 21 con la Bulgaria) si è visto in Romania (7,3%), Polonia (5,8%) e Belgio (5,7%). Quanto al rapporto tra debito pubblico e Pil, alla fine del terzo trimestre nell'area dell'euro a venti si è attestato all'88,5%, in aumento rispetto all'88,2% registrato alla fine del secondo trimestre del 2025. Nell'Unione europea, il rapporto è anch'esso aumentato, passando dall'81,9% all'82,1%. I rapporti più elevati tra debito pubblico e Pil alla fine del terzo trimestre del 2025 sono stati registrati in Grecia (149,7%), Italia (137,8%) e Francia (117,7%).
l rapporto debito/Pil misura la quantità di debito pubblico di uno Stato rapportata alla dimensione della sua economia. Un valore alto indica che il Paese ha un onere di debito molto elevato rispetto alle sue risorse complessive. Per l’Italia, storicamente, questo dato è stato influenzato da diversi fattori. Si tratta della spesa pubblica elevata e della crescita economica contenuta, nonché degli effetti delle crisi economiche e della pandemia, che hanno aumentato la necessità di stimoli fiscali. Hanno influito anche i tempi lunghi di crescita della base produttiva, con un’economia che fatica a espandersi a ritmi simili ad altri partner Ue. L’ammontare del debito italiano resta tra i più alti dell’Unione europea. Secondo le stime del Parliamentary Budget Office, il rapporto debito/Pil nel 2023 era superiore al 140% e, sebbene sia previsto che scenda gradualmente nei prossimi anni, rimane significativamente elevato. Il Governo Meloni ha adottato, con la Legge di Bilancio 2026 approvata dal Parlamento, misure tese a contenere il deficit pubblico e rispettare i vincoli europei. Le proiezioni ufficiali indicano che il rapporto sarà stabilizzato e potrebbe iniziare a diminuire gradualmente dal 2027, scendendo progressivamente nei prossimi anni secondo il piano multi-annuale del ministero dell’Economia.
In particolare, la manovra da poco varata mira a far rispettare il vincolo del deficit strutturale sotto il 3% del Prodotto interno lordo, con una riduzione programmata nei prossimi esercizi, in linea con le regole europee di bilancio e con l’obiettivo di mantenere la fiducia dei mercati finanziari. Un debito pubblico molto elevato ha conseguenze importanti per la politica economica e finanziaria di un Paese.
Tra i rischi principali c’è una maggiore vulnerabilità ai movimenti dei tassi di interesse, che possono aumentare i costi di rifinanziamento dello Stato. Inoltre bisogna considerare un margine di manovra fiscale minore, in caso di crisi economiche future, e la possibile necessità di riforme strutturali profonde per stimolare crescita e produttività. Gli economisti sottolineano anche come un debito elevato possa limitare la capacità dello Stato di finanziare investimenti pubblici, se non accompagnato da adeguate politiche di crescita. Tuttavia, è importante notare che il debito pubblico italiano resta considerato sostenibile a medio termine, tanto che le principali agenzie di rating mantengono giudizi ampiamente positivi sul merito creditizio dello Stato italiano, pur sottolineando la relativa fragilità dovuta all’elevato livello di indebitamento.
Nel lungo termine, uno degli obiettivi della politica economica italiana è quello di perseguire una crescita più robusta e duratura, insieme a un graduale contenimento del debito pubblico. Ciò richiede un mix di riforme che possono includere delle misure per stimolare la produttività e l’innovazione; un efficiente utilizzo dei fondi europei del Pnrr e politiche fiscali che favoriscano investimenti e occupazione.
I prossimi anni saranno cruciali per monitorare l’evoluzione della situazione fiscale del nostro Paese, alla luce delle dinamiche economiche globali, dei vincoli europei e delle riforme interne. Un debito pubblico elevato non è di per sé insostenibile, ma richiede disciplina di bilancio, crescita economica e fiducia dei mercati per evitare che diventi un freno alla prosperità futura.
Rodolfo Ricci
