Venerdì 8 maggio 2026, ore 13:27

Vaticano-Usa 

Pace, impegno comune: Rubio prova a ricucire 

Se la durata dell’incontro e i toni delle dichiarazioni sono una chiave di lettura, il colloquio in Vaticano tra il cattolico segretario di Stato Usa Rubio e Papa Leone XIV è andato bene. Se segnerà anche una inversione di tendenza rispetto alle tensioni dei giorni scorsi lo potrà dire solo chi quelle tensioni ha creato e alimentato: Donald Trump.
Nei 45 minuti di faccia a faccia (ne erano previsti 30) Rubio e Papa Leone hanno discusso della situazione in Medio Oriente e di temi di reciproco interesse nell’emisfero occidentale. In una nota ufficiale, il portavoce del dipartimento di Stato Tommy Pigot ha riferito che ”l’'incontro ha evidenziato il solido rapporto tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro comune impegno a promuovere la pace e la dignità umana”. Fonti del Pentagono hanno aggiunto che il colloquio è stato ”amichevole e costruttivo”. Valutazione analoga filtra dalle stanze vaticane. Comunque sembra essere andata meglio di quanto si potesse prevedere alla vigilia. Anche alla luce del successivo incontro di Rubio con il suo ”omologo”, il segretario di Stato vaticano Parolin.
I rapporti tra la Santa Sede e gli Stati Uniti attraversano una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di divergenze diplomatiche, ma di una frattura più profonda che investe linguaggi, visioni del mondo e perfino il ruolo della religione nello spazio pubblico. A segnare il clima sono state i ripetuti attacchi del presidente Trump contro Leone XIV, accusato negli ultimi giorni di essere ”debole” e ”terribile in politica estera”; Trump ha anche sostenuto che le sue posizioni sull’Iran metterebbero ”in pericolo i cattolici”. La risposta del primo Papa mericano segue una linea opposta: nessuna escalation, ma neppure arretramenti. ”La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la Verità”. Il Pontefice ha poi ribadito la continuità del magistero: ”La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”.
C’è un precedente storico che aiuta a leggere le tensioni attuali tra Washington e la Santa Sede: quello tra Giovanni Paolo II e l'America di George W. Bush alla vigilia della guerra in Iraq. Nel 2002-2003, quando gli Stati Uniti si preparavano all'intervento militare contro Saddam Hussein, il Vaticano fu tra le poche voci globali a opporsi con chiarezza. Wojtyla parlo' apertamente di guerra "ingiusta", mettendo in guardia contro le conseguenze umanitarie e il rischio di destabilizzazione dell'intera regione. Non si tratto' di una posizione diplomatica sfumata: fu un'opposizione netta, costruita su principi morali prima ancora che politici. La Santa Sede attivo' una vera e propria offensiva diplomatica. Inviati vaticani furono mandati a Washington e a Baghdad, mentre lo stesso Papa ricevette emissari internazionali per scongiurare il conflitto. Il messaggio era chiaro: la guerra preventiva non poteva essere giustificata secondo il diritto internazionale ne' secondo l'etica cristiana. Nonostante ciò, l'amministrazione Bush andò avanti. Il risultato fu una frattura evidente, anche se mai trasformata in scontro personale diretto come quello che si intravede oggi. All'epoca, infatti, il confronto resto' su un piano istituzionale, pur nella durezza delle posizioni. Come allora, anche oggi la Santa Sede richiama limiti morali all'uso della forza e insiste sulla centralità del diritto internazionale. Come allora, Washington rivendica invece la legittimità delle proprie scelte strategiche. Ma c’è una differenza non secondaria: mentre nel 2003 lo scontro era tra due istituzioni, oggi assume anche una dimensione personale e mediatica molto più accentuata. Eppure, la linea di fondo della Chiesa resta sorprendentemente coerente nel tempo.
Peraltro il viaggio di Rubio avviene dopo che Trump non solo ha attaccato il Papa per le sue posizioni sulla guerra; ma ha anche criticato aspramente gli alleati europei di lunga data degli Stati Uniti, compresa l’Italia accusata di mancato sostegno nella guerra contro l’Iran. Rubio incontrerà oggi la premier Meloni, il ministro degli Esteri Tajani e quello della Difesa Crosetto. Al centro dei colloqui gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz; ma anche la necessità da parte di Washington di rafforzare il coordinamento con gli alleati europei sulla stabilizzazione del Libano dove il nostro Paese è da tempo attivo nell’addestramento della polizia e delle forze locali.
Giampiero Guadagni

( 7 maggio 2026 )

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