Sabato 18 aprile 2026, ore 2:38

Medio Oriente 

Trump: relazione Usa-Italia non è più la stessa 

Le distanze sui dossier Ucraina e Gaza, sulla questione Groenlandia, sui dazi avevano indotto nelle ultime settimane Donald Trump criticare duramente la Nato, il primo ministro britannico Starmer, il premier spagnolo Sanchez, il presidente francese Macron. La guerra in Iran ha allargato la platea degli attacchi. E dopo aver preso ripetutamente di mira Papa Leone XIV, Trump ha rivolto i suoi strali anche alla premier italiana Meloni, finora considerata la leader che più aveva tentato di tenere aperto il dialogo tra Stati Uniti ed Europa. “Dopo la guerra in Iran, la relazione tra Stati Uniti e Italia non è più la stessa”, ha detto il presidente americano in un'intervista a Fowx New, ribadendo il senso delle parole usate nella telefonata di martedì con il Corriere della Sera. “Sono scioccato, pensavo avesse coraggio”. Un affondo senza filtri che ha condensato tutta l'insofferenza del tycoon verso il Vecchio Continente. La miccia si è accesa dopo l'intervento di Meloni a difesa del Pontefice: “È lei ad essere inaccettabile, non le interessa se Teheran ha l'atomica”, ha replicato l'inquilino della Casa Bianca, secondo cui gli appelli alla pace fanno il gioco degli ayatollah. Il cambio di rotta nei confronti della premier italiana è arrivato in una fase di stallo del conflitto in Iran, che Trump non è ancora riuscito a chiudere, a suo dire anche a causa del mancato aiuto da parte degli alleati tradizionali. “L'Italia non vuole essere coinvolta per liberare lo Stretto di Hormuz, pensa che l'America dovrebbe fare il lavoro per lei”, ha aggiunto Trump puntualizzando che con la premier non ci sono contatti telefonici da molto tempo.
Una critica legata a doppio filo con quella a Prevost: il Papa “non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese”. Il presidente americano ha colto l'occasione dell'intervista per rilanciare la retorica dell'Europa che muore “distruggendo se stessa dall'interno” con le sue politiche sui migranti e l'energia. Anche in questo caso non è mancata una stilettata a Meloni, prendendo come spunto la sconfitta di Viktor Orban alle elezioni in Ungheria: “Era un mio amico, ha fatto un buon lavoro sull'immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l'Italia”.
Gli attacchi di Trump a Meloni hanno avuto inevitabilmente ricadute a Roma.
Dal governo il ministro degli Esteri Tajani ha rimarcato la coerenza nei rapporti con gli Stati Uniti: “Solida alleanza che non ci impedisce di dire ciò che pensiamo, perché questa unità si costruisce con lealtà, rispetto e franchezza reciproci”. “Alleati non vuol dire accettare tutto in silenzio”, gli ha fatto eco il collega della Difesa Crosetto, sottolineando che la premier “sul Papa ha rappresentato un sentimento nazionale e non una posizione politica”.
Dall'opposizione la segretaria del Pd Schlein ha espresso in Parlamento una "ferma condanna" per le parole su Meloni: "Avversari in Aula ma non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese". Per il leader M5S Conte, invece, “i nodi vengono al pettine perché Trump attacca a destra e a sinistra e la premier è stata ambigua”. Il presidente di Italia Viva Renzi ha rincarato: “Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru. Da dopo il referendum il crollo è appena cominciato”.
A Palazzo Chigi si aspettavano una reazione di Trump, anche se forse non così ruvida. Ma c'era la necessità di “dare un segnale”, perché ci sono limiti che non possono essere oltrepassati. La presa di distanza era iniziata sotto traccia già da parecchie settimane. Non si è registrato, almeno ufficialmente, alcun contatto tra i due dall'inizio della nuova guerra nel Golfo. Della quale il Governo non era stato informato.
Se la guerra in Iran dovesse finire in tempi rapidi ci si può aspettare una ricomposizione con il presidente Usa anche se sembra difficile pensare che i rapporti con Trump possano ritornare proprio come nel passato. Il peso della crisi si fa sentire, Meloni dice apertamente di essere preoccupata per l'economia, perché se non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz non c'è risposta che basti da parte dei singoli Paesi, se non si muove Bruxelles sospendendo il patto di stabilità. Anche perché non si è ancora chiuso nemmeno l'altro conflitto, quello in Ucraina. A Volodymyr Zelensky, che ha richiesto l'incontro di mercoledì pomeriggio a Palazzo Chigi, Meloni ribadisce il sostegno senza se e senza ma, mai mancato in questi 4 anni. Un sostegno che non verrà meno fino a che non si raggiungerà una pace sostenibile per Kiev. E anche per l'Europa.
Zelensky incontra anche il Presidente della Repubblica Mattarella. Martedì il capo dello Stato ha difeso Papa Leone XIV dagli attacchi del presidente Usa. Pur senza mai nominare Trump , Mattarella, rivolgendosi agli studenti di giornalismo, ha consigliato di leggere il messaggio che il Pontefice ha inviato all'Accademia di Scienze Sociali della Santa Sede: “Uno splendido messaggio sul potere, mette in guardia dal pericolo dell'autoesaltazione”.
Giampiero Guadagni

( 15 aprile 2026 )

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