Partiamo da 3 dati fondamentali. Nel primo trimestre del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Lo ha reso noto l'Istat in base alle stime preliminari. l primo trimestre di quest'anno segna un lieve rallentamento rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, che hanno registrato una crescita dell'economia dello 0,3% a livello congiunturale e dello 0,9% su base tendenziale.Il +0,2% congiunturale messo a segno tra gennaio e marzo è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell'agricoltura e dell'industria. Dal lato della domanda, spiega l'Istat, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. Inoltre, a marzo calano gli occupati, -30mila sull'anno.
Secondo dato: il petrolio balza ai livelli più alti da almeno quattro anni mentre cresce il pessimismo su una rapida fine del conflitto in Medioriente. Il Brent ha toccato nella notte i 126,41 dollari al barile, per poi ripiegare agli attuali 123,81 (+4,9%) mentre il Wti sale del 2,3% a 109,35 dollari. Sui mercati si teme che gli Stati Uniti possano riprendere gli attacchi all'Iran, scatenando la risposta di Teheran e facendo ripiombare il Medioriente nel caos. Come se non bastasse, terzo dato, secondo le stime preliminari, nel mese di aprile 2026 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente). Secondo l’Istat, la dinamica dell'inflazione - viene indicato - riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e dell'accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%).
Ma c’è anche una buona notizia: l’Italia ha fatto le cose per bene, e la Commissione europea dà il proprio benestare alla concessione della nona rata di prestiti da 12,8 miliardi di euro per il finanziamento del Piano nazionale per la ripresa (Pnrr). "Le riforme e gli investimenti collegati sostengono cambiamenti importanti per cittadini e imprese: una pubblica amministrazione più efficiente, una giustizia più rapida e il rafforzamento del sistema educativo", spiega il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, Raffaele Fitto, che sottolinea il lavoro svolto dal governo con quanto portato a casa: "Con questa tranche, i fondi complessivamente erogati all’Italia raggiungono circa 166 miliardi di euro, pari all’85% delle risorse totali previste dal Piano", vale a dire 191,5 miliardi di euro tra sovvenzioni (68,9 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi).
Il pagamento della nona rata di finanziamenti del Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resistenza), approvato dalla Commissione europea, "conferma le buone performances dell'Italia ma ora occorre impegnarsi per percorrere l'ultimo miglio", ha dichiarato il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. Una volta avvenuta l'erogazione, si saranno ottenuti 166 dei 194 miliardi di euro di valore complessivo del Piano. Ma affinché le stime del Documento di finanza pubblica sul potenziale impatto del Pnnr sulla crescita del Pil si concretizzino (+2,2% entro il 2031), per Ganga occorre accelerare la capacità di spesa per raggiungere gli obiettivi della decima ed ultima rata, che prevede finanziamenti pari a 28 miliardi. "Come Cisl - prosegue il segretario confederale - continuiamo a sostenere la necessità di rafforzare la capacità amministrativa per l'attuazione del Piano, investendo in assunzioni stabili del personale addetto, formazione, pieno rispetto della clausola del 30/35% dei posti in favore di giovani e donne». L'esperienza del Pnnr e della mutualizzazione del debito comune europeo, secondo Ganga, andrebbe infine "capitalizzata" per affrontare le prossime sfide dei Paesi europei.
Rodolfo Ricci
