Per il Piano casa la strada sembra spianata. Almeno 100.000 alloggi a prezzi accessibili per le categorie più deboli: giovani coppie, genitori separati, lavoratori e studenti fuori sede, disabili, donne vittime di violenza, famiglie con minore a carico, famiglie monogenitoriali. La cifra è blindata: 970 milioni per iniziare; attingendo ai fondi di coesione fino al 2030 si potrebbe arricare a 1 miliardo 100 milioni.
Sul tema del lavoro e del salario giusto continua il confronto sulle misure e sulle coperture. L'intervento che sembra certo è sui bonus per le assunzioni degli under 35 e in area Zes (sia per i giovani che per le donne) che scadono il 30 aprile, con l'obiettivo di prorogarli fino a fine anno. Il meccanismo sarebbe confermato, con l'incentivo (lo sgravio contributivo per le imprese) pari a 500 euro mensili che sale a 650 euro al mese per le assunzioni in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Tra le cifre circolate, si parla di una somma intorno ai 500 milioni che sarebbe destinata a questo intervento. Si guarda anche a contrastare i fenomeni di sfruttamento e caporalato e a rafforzare le tutele per i rider, puntando ad un sistema di riconoscimento unico per ”identificare” il lavoratore. Allo studio anche un incentivo per la quattordicesima mensilità per aumentare la retribuzione che arriva in tasca al lavoratore. Ed un ulteriore intervento sulla formazione attraverso il Fondo nuove competenze (al momento si sta ragionando su una somma di 350 milioni). Risorse permettendo, si valuterebbe la possibilità di una estensione temporale della detassazione, con l'aliquota al 5%, dei rinnovi contrattuali introdotta con la manovra di bilancio per il 2026. Dovrebbe rimanere fuori la questione della rappresentanza, se non con il richiamo a dei punti di principio: tema su cui è in corso il confronto tra le parti sociali e che dovrebbe essere ripreso dal governo, nella richiesta di sindacati e imprese, dopo un loro eventuale accordo.
Sottolinea la segretaria generale della Cisl Fumarola: ”Abbiamo chiesto di non invadere il recinto delle relazioni sindacali. Ci pensiamo noi a fare gli accordi, ci pensiamo noi al tema della rappresentanza. Abbiamo unitariamente dei tavoli aperti con le associazioni di impresa, le più grandi, per cui stiamo lavorando: nel giro di qualche mese riusciremo a trovare un accordo”. Sul decreto Primo Maggio ”abbiamo fatto delle richieste precise: per combattere il dumping contrattuale, bisogna fare riferimento ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. All'interno di questo ragionamento, bisogna fare sicuramente riferimento ai trattamenti economici complessivi che i contratti che noi definiamo buoni - perché coprono quasi il 98 per cento dei lavoratori del nostro Paese - affinché siano quelli da prendere in considerazione”. Per il resto, la Cisl si aspetta che vengano confermate e rafforzate le misure che riguardano giovani, donne e Zes. Osserva ancora Fumarola: ”Il nostro Paese ha bisogno di far entrare nel mercato del lavoro giovani e donne, possibilmente attraverso un potente investimento in formazione, poiché le imprese chiedono competenze che spesso non trovano e i ragazzi e le donne hanno magari delle competenze che non incrociano i desiderata delle imprese”.
Giampiero Guadagni
