A giugno, le retribuzioni contrattuali orarie aumentano dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a giugno 2025; l'aumento su base annua è stato del 2,4% nel settore privato (3,2% nell'agricoltura, 2,7% nell'industria e 2,2% nei servizi privati) e del 2,3% per la Pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua e chimiche (entrambi +5,2%). L'incremento è invece nullo per le farmacie private.
A fine giugno i contratti in attesa di rinnovo sono 25 e coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti: meno di un terzo (1,1 milioni) appartiene al settore privato e il resto (2,8 milioni) alla Pubblica amministrazione. Inoltre, tra giugno 2025 e giugno 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 24,9 a 17,9 mesi; in lieve crescita per il settore privato (da 15,6 a 17,7 mesi) e in decisa riduzione per la Pubblica amministrazione (da 34,4 a 18 mesi), grazie ai rinnovi del triennio 2022-2024. Sempre alla fine di giugno 2026, per l'insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica sono 50 e riguardano il 69,9% dei dipendenti (circa 9,1 milioni). Tale percentuale - sottolinea ancora l'Istat - sale all'89,3% nel settore privato ed è pari a zero nella Pubblica amministrazione, dove tutti i contratti sono scaduti. Nel corso del secondo trimestre 2026 sono stati recepiti sei contratti: uno nel settore agricolo, uno nel settore industriale e quattro nei servizi privati.
E prosegue nel secondo trimestre del 2026 la riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali. Secondo i dati dell'Osservatorio Cig-Naspi dell'Inps, le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 119,3 milioni, l'11,1% in meno rispetto ai 134,1 milioni dello stesso periodo del 2025 e il 7,8% in meno rispetto al primo trimestre dell'anno. A guidare la diminuzione è la cassa integrazione ordinaria, maggiormente legata all'andamento corrente delle attività produttive: nel trimestre le ore autorizzate sono scese a 56,4 milioni, con una riduzione del 22,9% su base annua. Nel solo mese di giugno il calo è stato del 20,5%. In diminuzione anche il ricorso ai Fondi di solidarietà, con 3,4 milioni di ore autorizzate nel trimestre: il 28,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 e il 17,1% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2026. I beneficiari della Naspi registrati a febbraio scendono a 1.185.188, il 2,7% in meno rispetto ai 1.217.833 di febbraio 2025.Il ricorso effettivo alla cig si conferma sensibilmente inferiore rispetto al numero di ore autorizzate. Nei primi quattro mesi del 2026 il tiraggio, vale a dire il rapporto tra le ore realmente utilizzate dalle imprese e quelle autorizzate, si attesta al 20,2%. Il dato risulta in linea con il 21,1% registrato nello stesso periodo del 2025 e con il 20,4% dei primi quattro mesi del 2024. Ciò significa che, nei primi mesi dell'anno, è stata effettivamente utilizzata circa un'ora di cig ogni cinque autorizzate. Il quadro si accompagna alla riduzione delle autorizzazioni: nel secondo trimestre del 2026 le ore complessive di Cig sono diminuite dell'11,1% su base annua e del 7,8% rispetto al trimestre precedente. Ancora più marcato il calo della cig ordinaria, scesa del 22,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.
Avviato intanto il confronto tra Cgil Cisl e Uil e 14 associazioni imprenditoriali sul modello contrattuale e rappresentanza sindacale e datoriale. Mercoledì la riunione, nella sede di Confindustria: intorno ad un unico tavolo le diverse sigle, dopo che i sindacati da una parte (il 17 giugno) e le imprese dall'altra (il 10 luglio) sono già arrivati ad una intesa tra loro. L'obiettivo è quindi arrivare ad un nuovo accordo quadro interconfederale. La trattativa potrebbe proseguire anche giovedì e poi vedere tavoli tecnici prima di giungere alla stretta finale. Con nuove regole messe nero su bianco si punta a contrastare il dumping e gli accordi pirata, misurando e certificando il peso effettivo delle sigle.
Giampiero Guadagni
