Attesa per la decisione della Bce sui tassi d'interesse. Secondo le previsioni circolate nell'ultimo periodo, la Banca centrale europea ha deciso ieri per l'aumento al 2,50%, quindi di 25 punti base. Meno chiaro invece è il percorso dei prossimi mesi. Iil tasso di interesse, alzato i tassi d'interesse di un quarto di punto percentuale, sale dunque dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. La decisione era attesa con quasi certezza dagli investitori. Tra gli analisti, c'è chi sostiene che il ciclo restrittivo della Banca centrale sia ormai iniziato, e c'è chi invece scommette su una resilienza più robusta delle previsioni da parte dell'economia europea alle turbolenze internazionali. Sulla decisione pesa sicuramente l'inflazione, balzata in agosto al 3,3% e ai massimi dal settembre 2023, con la corsa del gas e del petrolio.
La nuova stretta arriverebbe dopo quella di giugno e dopo la pausa di luglio. E sugli scenari dei prossimi mesi? Non sono esclusi ulteriori rialzi da qui a dicembre. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha sottolineato in conferenza stampa un punto chiave: "L'idea che i Paesi europei, in un mondo sempre più modellato dalle grandi potenze, perseguano quello che percepiscono come il loro interesse nazionale" è "un miraggio". Il richiamo all'interesse nazionale "si sta facendo più forte" - ha detto ancora Lagarde - ma "se ci guardiamo intorno, tutte le 'medie potenze' sono alle prese con la necessità di mettersi insieme per avere più leva e resistere alla pressione dei player più grandi". In Europa invece "abbiamo già costruito le istituzioni per agire insieme".
Altro scenario. Sul fronte intermo , a uglio 2026 si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,7% rispetto a giugno. Lo comunica l'Istat sottolineando che al netto degli effetti di calendario, a luglio 2026 la produzione è rimasta invariata rispetto all'anno precedente (i giorni lavorativi di calendario sono stati 23 come a luglio 2025). Risulta in debole flessione l'andamento congiunturale complessivo nella media del periodo maggio-luglio (-0,1%). L'indice destagionalizzato della produzione industriale mostra a luglio un calo congiunturale solo per l'energia (-0,9%) mentre si osservano aumenti per i beni di consumo (+2,1%), i beni intermedi (+0,5%) e i beni strumentali (+0,2%). Al netto degli effetti di calendario, a luglio 2026 su base tendenziale si registra un incremento solo per l'energia (+6,4%) mentre variazioni negative si osservano per beni strumentali (-0,1%), i beni intermedi (-0,8%) e i beni di consumo (-1,2%).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+7,6%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,4%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione (+2,4%). Le flessioni più ampie si rilevano nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-4,6%), nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,4%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-2,8%). In Italia i lavoratori aumentano ma invecchiano.
Secondo l'Istat, tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600 mila occupati in più) e una flessione della disoccupazione (-3,4 punti, con 787 mila persone in meno alla ricerca di lavoro). La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ma non i più giovani (-1,2 punti), che hanno ritardato spesso l'avvio dell'attività lavorativa per dedicarsi allo studio. L'incremento occupazionale più significativo si è registrato invece nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa - spiega l'Istituto di statistica in un focus della Nota sull'andamento dell'economia di settembre - del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche.
Rodolfo Ricci
