L'inflazione rialza la testa nel 2025. A correre sono soprattutto i prezzi dei prodotti del cosiddetto carrello della spesa. Secondo i dati definitivi diffusi dall'Istat, in media nel 2025, i prezzi al consumo hanno registrato una crescita dell'1,5% dal +1% del 2024. Nel mese di dicembre 2025 l'inflazione ha mostrato un aumento dello 0,2% su novembre 2025 e dell'1,2% su dicembre 2024 (dal +1,1% del mese precedente). Sul banco degli imputati, e anche sotto la lente dell'Antitrust, i prezzi del carrello della spesa: i Beni alimentari, per la cura della casa e della persona hanno evidenziato, a dicembre, un'accelerazione del loro ritmo di crescita (da +1,5% a +1,9%), così come quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +2% a +2,2%), tra il 2021 e il 2025 sono aumentati del 24%. Faro anche sugli energetici che, sempre in cinque anni, hanno registrato un aumento cumulato è del 34,1%. Dati che si incrociano con l’Analisi della dinamica retributiva messa a punto dall’Inps che ha evidenziato come nel decennio 2014-2024 in Italia le retribuzioni medie dei lavoratori pubblici e di quelli privati non abbiano recuperato la crescita dell'inflazione.
Per la segretaria generale della Cisl Fumarola ”la questione salariale è un tema reale e bruciante, da affrontare lontano dalle sirene della demagogia. Non esistono scorciatoie legislative o formule magiche. C'è piuttosto da valorizzare il ruolo delle relazioni industriali, esaltando la contrattazione nazionale e decentrata, costruendo accordi che elevino la produttività e la redistribuiscano su buste paga più pesanti e orari meno gravosi”. Intervistata da QN Fumarola ribadisce che ”i contratti vanno rinnovati alla scadenza perché, come riconosce lo stesso rapporto Inps, è quella la via per recuperare il terreno perduto, come abbiamo fatto nell'ultimo biennio nel pubblico impiego e in tante categorie private”. Certo non basta: ”Va impostato il nucleo di un nuovo patto che da un lato punti a incrementare il valore aggiunto espresso dal lavoro e dall'altro elevi la competitività delle imprese. Lo strumento principe è la contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale, che va estesa e garantita ad ogni lavoratore per riallocare la ricchezza prodotta”. Fondamentale, in questo senso, è ”puntare con determinazione a una maggiore partecipazione all'interno delle imprese, in modo da dare ai lavoratori protagonismo nelle scelte e nella distribuzione degli utili, come previsto dalla Legge 76 conquistata dalla Cisl"”.
Sulla proposta del segretario Cgil Landini di rinnovare i contratti ogni anno Fumarola é scettica: "Non è aumentando la frequenza dei rinnovi che si assicurano risultati migliori. Noi proponiamo una cosa diversa: introduciamo un diritto universale alla contrattazione decentrata, sia essa aziendale o territoriale. Lavoriamo per garantire a tutti la possibilità di negoziare accordi che da un lato aumentino le performance delle aziende, e dall'altro elevino i salari. La prima cosa da fare è firmare i contratti aperti e scaduti da anni, come abbiamo fatto noi nei ministeri, nella scuola, negli enti locali, nella sanità pubblica. E più in generale di rinnovare i contratti alla scadenza naturale, non dopo dieci anni come avviene nella sanità privata. Una vergogna su cui chiediamo anche al Governo di farsi sentire”.
Fumarola concorda con Landini su un altro punto: il divario occupazionale e salariale tra uomini e donne. A margine del convegno ”Donna, famiglia, lavoro: equilibri per il futuro” che si è svolto ad Aosta, la numero uno del sindacato di Via Po ha affermato che il gender gap non riguarda solo le donne, ma ”è un ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale”. Fumarola cita i dati di una ricerca pubblicata sul Sole-24Ore secondo la quale la rimozione di questo ostacolo consentirebbe di liberare un potenziale di risorse pari a più di 200 miliardi di euro, vale dire il 9% del pil. ”Sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro, per quanto negli ultimi anni la situazione sia migliorata grazie a incentivi e decontribuzione, l'Italia tra i Paesi europei resta quello con le percentuali più basse. Ancora peggio se andiamo a guardare le differenze retributive, su cui pesano part-time involontario, maggiore concentrazione in settori meno remunerativi, minore presenza femminile in ruoli apicali e percorsi di carriera più lenti e discontinui rispetto agli uomini”.
Da parte sua il segretario generale della Uil Bombardieri sostiene: ”Bisogna stimolare il rinnovo dei contratti e trovare un sistema che si agganci in modo automatico al rinnovo dei contratti. C’è una discussione con le nostre controparti. Bisogna tornare almeno alla contrattazione biennale. Ne stiamo discutendo in questi giorni con Confindustria, lo faremo anche con Confcommercio. Noi proponiamo una contrattazione di secondo livello da allargare sul territorio, attualmente viene fatta nel 26% dei casi”.
Sulla questione salariale è intervenuto anche il Governatore della Banca d’Italia Panetta, che osserva: ”La politica fiscale e la crescita dell'occupazione hanno compensato la perdita di potere d'acquisto delle famiglie. Dal 2021, gli sgravi fiscali, soprattutto a favore dei redditi medio-bassi, hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali, riducendo la perdita in termini reali a 3 punti. In parallelo, è cresciuto il numero dei percettori di reddito da lavoro, in particolare tra i nuclei familiari più fragili; tenendo conto di questo effetto e dei trasferimenti pubblici, il reddito reale disponibile delle famiglie è tornato sui livelli precedenti lo shock inflazionistico, compensando l'erosione del potere d'acquisto e il drenaggio fiscale”. Guardando avanti, Panetta avverte: "La crescita dei redditi non potrà però poggiare in modo permanente sulla politica fiscale. I margini di bilancio sono limitati e gli interventi pubblici possono fornire solo un sostegno temporaneo in situazioni eccezionali. Aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro”.
Giampiero Guadagni
