Giovedì 14 maggio 2026, ore 11:39

Dl lavoro 

Salario giusto e incentivi, da Cisl e Uil giudizio positivo 

La Camera ha respinto la questione pregiudiziale presentata congiuntamente da M5S, Pd e Avs sul decreto con ”disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale”.
Ieri le audizioni dei sindacati. La Cisl esprime un giudizio positivo. Sottolinea il segretario confederale Pirulli: ”Per quanto riguarda gli incentivi apprezziamo la ricalibrazione del bonus donne e del bonus giovani verso soggetti in condizioni di svantaggio. Una direzione che da tempo sollecitavamo”. Tuttavia ”restiamo convinti che queste misure fuori dal Mezzogiorno rischino di finanziare assunzioni che le imprese avrebbero comunque realizzato. Ci deve essere la possibilità di avere una maggiore capacità di selezionare i soggetti a cui indirizzare gli incentivi. Chiediamo, quindi, di spostare il baricentro verso due direttive: il primo è il rifinanziamento dell'apprendistato con esoneri contributivi totali per le aziende che investono in formazione dei giovani; il secondo, gli incentivi strutturali per le aziende che adottano misure di conciliazione vita-lavoro mediante accordo sindacale, con meccanismi che garantiscano un utilizzo paritario fra uomini e donne. L'articolo 6 va nella giusta direzione, ma l'incentivo alla certificazione deve essere agganciato all'accordo sindacale. Positivo anche il bonus Zes focalizzato su over 35 disoccupati di lunga durata, che è uno strumento coerente con l'approccio che abbiamo sempre avuto di collegare politiche del lavoro a politiche di coesione territoriale”. Sul tema del salario giusto ”il decreto individua nella contrattazione collettiva lo strumento costituzionalmente riconosciuto per la determinazione del salario giusto, con espresso richiamo all'articolo 36 della Costituzione, come alternativa all'intervento legale con soglia minima. L'adozione del criterio delle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentativa a livello nazionale è un riconoscimento del ruolo delle parti sociali che perseguono la buona contrattazione nel nostro paese ed è coerente con la nostra posizione consolidata e garantisce maggiore stabilità istituzionale rispetto ad altri possibili criteri”. Pirulli segnala poi alcuni elementi di criticità. ”Il primo riguarda il comma 3 dell'articolo 7: i contratti collettivi nazionali sottoscritti da soggetti non rappresentativi sembrano tenuti a rispettare solo il Tec, non anche la parte normativa. Questa previsione rischia di essere in contraddizione anche con quanto prevede il codice degli appalti. Serve una modifica che elimini questa contraddizione. Pertanto, noi chiediamo che al trattamento economico complessivo si aggiunga anche il termine normativo”.
Anche la Uil valuta positivamente il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva nazionale e il tentativo di contrastare dumping salariale e contratti pirata. Per la segretaria confederale Buonomo ”il riferimento centrale sono i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale i cui trattamenti economici diventano il punto di riferimento anche per tutti gli altri contratti collettivi. Il principio del salario giusto e la condizionalità nell'accesso agli incentivi rappresentano un primo passo nella giusta direzione. Positivo il richiamo all'indicazione da parte del datore di lavoro del contratto applicato, con il codice alfanumerico unico assegnato ai sensi della legge n. 120/2020, assieme alla retribuzione legata alla qualifica e al livello contrattuale, corrispondente alla mansione cui è adibito il lavoratore”. Secondo la Uil resta però ”una criticità centrale: senza una legge sulla rappresentanza che misuri realmente la rappresentatività sindacale e datoriale, il criterio rischia di essere applicato in modo disomogeneo e di lasciare ancora spazio a fenomeni di dumping contrattuale”. La Uil chiede al Governo di recepire in una legge di sostegno gli accordi interconfederali sulla rappresentanza sottoscritti con le organizzazioni datoriali, così da rendere effettivo un sistema di misurazione e certificazione della rappresentanza capace di porre fine in modo definitivo al rischio che organizzazioni prive di reale rappresentatività possano sottoscrivere contratti collettivi in dumping ai danni dei lavoratori”.
Critica la Cgil. La segretaria confederale Gabrielli afferma che ”in quattro anni siamo al quarto decreto del Governo in occasione del Primo maggio. E anche in questa occasione al di fuori da qualsiasi confronto formale e strutturato con le parti sociali. Con questo ennesimo decreto il Governo destinai alle imprese sotto forma di incentivi quasi un miliardo di euro. Non un euro arriva nelle tasche dei lavoratori. Il salario giusto non garantisce affatto l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione”. Per tutelare potere d'acquisto di salari e pensioni la Cgil continua a rivendicare con la prossima legge di bilancio l'introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione delle detrazioni e del sistema Irpef.
Giampiero Guadagni

( 13 maggio 2026 )

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