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Usa, la redistribuzione dei redditi resta un miraggio

I redditi degli amministratori delegati statunitensi continuano a viaggiare ad altissimi livelli mentre gli stipendi dei lavoratori rimangono fermi al palo. L'ultimo rapporto dell'Epi, l'Economic Policy Institute, non offre particolari motivi di soddisfazione per coloro i quali speravano in una diminuzione delle iniquità nella redistribuzione del reddito in Usa. I miglioramenti registrati nel corso del 2016 sono infatti quasi impercettibili rispetto agli anni passati e certificano l'impermeabilità di un sistema caratterizzato dalla sperequazione. Un sistema che difficilmente sarà minacciato dalla nuova amministrazione repubblicana, come sottolinea l'Epi analizzando l'agenda politica del Congresso: nel corso dei prossimi mesi assisteremo, se i programmi annunciati saranno rispettati, all'implementazione di politiche di deregulation che promettono di fare gli interessi delle grandi aziende piuttosto che quelli dei lavoratori.

Secondo gli ultimi dati dell'Epi, gli ad delle maggiori 350 compagnie americane hanno portato a casa retribuzioni medie di 15,6 milioni di dollari nel 2016. Una cifra 271 volte superiore alla retribuzione media di un lavoratore. L'analisi dell'Epi conferma i risultati di una recente ricerca dell'Afl-Cio. I sindacati americani avevano esteso l'inchiesta alle 500 maggiori aziende americane ponendo l'asticella della retribuzione media degli ad a 13,1 milioni di dollari annui, ovvero 347 volte la retribuzione media di un lavoratore che si attesta, nell'anno di riferimento, a poco più di 37 mila dollari. La forbice fra i redditi degli ad e dei lavoratori è ampia e non sembra destinata a diminuire in maniera consistente, nonostante i timidi progressi registrati negli ultimi due anni: nel 2015, il rapporto fra retribuzione media degli ad e lavoratori si attestava a 286 a 1, mentre nel 2014 tale rapporto era di 299 a 1. Il divario rimane dunque consistente, soprattutto se messo in relazione ai dati del 1965, quando il rapporto era di 20 a 1, o del 1989, quando si registrava un 59 a 1.

(Articolo completo di Manlio Masucci domani su Conquiste Tabloid)

( 8 agosto 2017 )

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