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Quirinale, tertium (candi)datur

Ad una settimana dalla primariunione del Parlamento in seduta comune per eleggere il nuovo capo dello Stato, la lista dei quirinabili sembra ancora aperta ad ogni soluzione. Una lista finora, come tradizione, divisa in due schemi: politici (ex premier come Amato e Prodi; presidenti o ex presidenti di Camera e Senato, da Grasso a Boldrini, da Violante a Casini); e tecnici (di stampo economico come Draghi e Padoan; di stampo giuridicocomeCassese eDe Siervo). Fermo restando che la scelta di un politico resta quella più probabile - e sotto tanti punti di vista più auspicabile - un terzo identikit di candidato è forse disegnabile. Non un Frankestein che tutto almeno teoricamente inglobi,maun saggio mix di alcune esigenze giustamente rappresentate. C’è un profilo in carne e ossa non immediatamente riconoscibile, ma che se mettiamo di faccia in primo piano rivela un volto credibile e per niente di secondo piano.Non è tra i nomi che si fanno, non è compreso nemmeno tra le 43 proposte di Repubblica. Nessun bookmaker lo quota. Eppure potrebbe essere Andrea Riccardi una delle carte ancora coperte, da spendere sul tavolo di gioco magari in un secondo momento. 65 anni appena compiuti, Riccardi è noto soprattutto come fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio. Storico, cattolico di uno stile che può ricordare quello di Bergoglio, uomo di cultura ma allo stesso tempo politico (ministro della Cooperazione internazionale nel governo Monti), estraneo al bipolarismo muscolare di questi ultimi 20 anni, ma anche alla insopportabile retorica dell’antipolitica, fautore piuttosto del concetto degasperiano di “sintesi positiva” nel rapporto tra politici e tecnici, laici e cattolici. Una curiosità, che potrebbe però non essere fine a se stessa: uno degli uomini chiave di Sant’Egidio è Mario Giro, attuale sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, dopo esserlo stato anche nel governo Letta, fratello di Francesco Giro, a sua volta ex ministro dei Beni culturali dell’ultimo governo Berlusconi e consigliere tra i più fidati dell’ex Cavaliere. Riccardi ha dalla sua soprattutto una grandissima esperienza e credibilità a livello internazionale. Alla guida di Sant'Egidio ha avuto un ruolo di mediazione in diversi conflitti, contribuendo al raggiungimento della pace in alcuni Paesi, tra cui Mozambico, Guatemala, Costa d’Avorio, Guinea. La rivista “Time” nel 2003 lo ha inserito nell’elenco dei 36 “eroi moderni” d’Europa che si sono distinti per il proprio coraggio professionale e impegno umanitario. E certamente Riccardi è sempre stato un ponte tra le religioni, apprezzato da ebrei e musulmani. Ecco, se per il Quirinale serve ancora uno che può alzare il telefono e parlare con gli altri capi di Stato, venendo ascoltato, Riccardi ha le caratteristiche giuste. Così come può essere dato per scontato che alla sensibilità pragmatica alle questioni sociali internazionali corrisponda altrettanta pragmatica attenzione e autorevolezza rispetto alle emergenze sociali italiane, a partire naturalmente dalla più grande: il lavoro. Giampiero Guadagni

( 22 gennaio 2015 )

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