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Squinzi ai sindacati: nuovo patto per modello contrattuale capace di agganciare la ripresa

Un patto per cambiare le regole e avere un modello di contratto capace di agganciare la ripresa. Lo chiede il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, all’indomani di un incontro a porte chiuse con i sindacati dove le parti sociali hanno trovato la soluzione per sbloccare il testo unico sulla rappresentanza sindacale con l’idea di affidare all’Inps non solo il compito di verificare il numero degli iscritti ma anche i risultati delle elezioni delle Rsu nelle fabbriche. In un’intervista il presidente di Confindustria chiede ai sindacati di avere coraggio per cambiare. E mette subito le carte in tavola riproponendo il punto critico dei livelli retributivi legati all’inflazione programmata. Fino ad ora il meccanismo prevede stipendi indicizzati all’inflazione programmata (di solito più bassa della reale) che poi viene recuperata a valle adeguando gli stipendi. Con la crisi e la deflazione ci si è trovati però di fronte ad un’inflazione programmata che si è rivelata superiore a quella reale. "Per i chimici ad esempio - osserva Squinzi - la differenza fra inflazione programmata ed effettiva ci porta oggi a dare in busta paga circa 80 euro al mese in più di quello che sarebbe dovuto". I sindacati si dicono disposti a lavorare facendo però del potere d’acquisto dei salari un punto fermo. Favorevole al dialogo, che coinvolga anche la politica, anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano. Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, chiede un modello di contratto nazionale con "regole generali per garantire il potere d’acquisto e un contratto di secondo livello, territoriale e aziendale, che punta alla produttività". Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo conferma la volontà di evitare conflitti ma ribadisce: "Le nostre idee sono arcinote: contratto nazionale tarato sul Pil e diffusione della contrattazione di secondo livello basata sulla produttività". Più esplicita la Cgil che avverte: "Non siamo disponibili a spacciare per riforma un’operazione surrettizia di riduzione dei salari". Da parte sua Squinzi dice di essere disposto a ""offrire aumenti salariali in cambio, ad esempio, di maggiore flessibilità nelle mansioni".

( 14 settembre 2015 )

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