Mercoledì 17 aprile 2024, ore 18:41

Lavoro 

Ex Ilva, cambio di rotta e di equipaggio 

Nel futuro dell’ex Ilva non ci sarà ArcelorMittal. Il Governo lavora per arrivare entro mercoledì prossimo a un ”divorzio consensuale”, per evitare in lungo contenzioso legale. Questo quanto detto giovedì sera dal Governo ai sindacati di categoria. ”Inaccettabile” per il l’Esecutivo la discesa in minoranza del colosso franco-indiano senza, però, la disponibilità a investire in proporzione alla propria quota, scaricando l'intero onere finanziario sullo Stato e reclamando al contempo il privilegio di condividere in ogni caso la governance, così da condizionare ogni ulteriore decisione. Sullo sfondo resta lo spettro dell'amministrazione straordinaria. In base all'articolo 2 del decreto ex Ilva, il Governo può attivare da solo la procedura. Il che significherebbe la nomina di un commissario e il probabile avvio di una lunga battaglia legale con Mittal.
Per i sindacati questa è l'opzione più cruenta e va evitata. Metterebbe in ginocchio le aziende creditrici dell'indotto e rafforzerebbe lo spauracchio della cassa integrazione, già ampiamente attivata. Le priorità che Fim, Fiom e Uilm hanno portato sul tavolo di confronto sono la salvaguardia dei livelli occupazionali, la continuità dell'attività lavorativa e degli impianti. Un tema, quello dell'occupazione, sul quale arrivano assicurazioni di tutela da parte della ministra del Lavoro Calderone, che garantisce anche massima attenzione sui temi della salute e della sicurezza.
I sindacati sono stati nuovamente convocati giovedì prossimo 18 gennaio. Sottolinea il segretario generale della Fim Benaglia: ”Siamo di fonte a una situazione ancora difficile e incerta. Acciaierie d’'Italia è un mondo finito che non può garantire il futuro di Taranto. Noi siamo pronti a giocare questa partita se il Governo non solo manterrà fede agli impegni presi ma soprattutto ci risponderà su come si farà una società nuova, con amministratori capaci tutelando soprattutto l'occupazione. La Fim non pensa ad una nazionalizzazione definitiva, sarà molto importante trovare nuovi imprenditori ma ora è urgente trovare una formula gestionale e societaria con cui l'azienda va avanti cambiando la gestione”.
Prima di incontrare i sindacati, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso nell’informativa al Senato aveva accusato il socio privato in Acciaierie di non aver mantenuto nessuno degli impegni presi, né sul fronte occupazionale né su quello del rilancio industriale.
L'informativa di Urso a Palazzo Madama ha peraltro riacceso lo scontro politico. Il Ministro ha infatti ripercorso le vicende dell'ex Ilva soffermandosi sulle decisioni assunte dai governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2. Tre le sottolineature più pungenti: la gara vinta da Mittal nel 2017 pur in presenza di un'altra cordata pubblico-privata cui partecipava Cassa Depositi e Prestiti; la posizione di forza assunta da Mittal dopo la rimozione dello scudo penale nel 2019; la firma nel 2020 di patti parasociali sbilanciati. Tra le opposizioni il presidente del gruppo Pd Boccia ha chiesto al Governo di scoprire le carte. Il senatore di Iv Scalfarotto osserva che "il ministro Urso è venuto qui un anno fa a dirci che sarebbe stato fatto un piano per la siderurgia, ma questo piano non l'abbiamo visto”. Non manca un nuovo capitolo del duello tra gli ex ministri dello Sviluppo economico Calenda e Patuanelli. Il primo spara a zero contro il M5S che ”ha fatto saltare un accordo blindato e vantaggioso da 4,2 miliardi per entrare in società con Mittal in minoranza e con patti parasociali gravemente penalizzanti. Il tutto con un silente Pd al seguito”. Ma per Patuanelli la responsabilità principale riguarda ”la scelta del contraente fatta da Calenda, ministro nel 2017, puntando su Mittal, peraltro senza aprire ai rilanci dopo la prima offerta, come previsto dal bando di gara”.
Giampiero Guadagni

( 12 gennaio 2024 )

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