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Povertà ed esclusione sociale: Italia lontana da obiettivo Europa 2020

Refugees men and women with children. Woman walking barefoot, laden with heavy bags and children. Men go next and to no help to her.

La povertà in Europa si mantiene stabile nel 2016 rispetto al 2015, mentre in Italia ”la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30% (18.136.663 individui), in aumento rispetto all’anno precedente: l'obiettivo di Europa 2020 rimane quindi molto lontano”. Lo rileva l'Istat nel rapporto in cui aggiorna gli indicatori dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile. Il valore italiano si mantiene inferiore a quello di Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania, ma è di molto superiore a quello di Francia (18,2%), Germania (19,7%) e Regno Unito (22,2%).

In base alla strategia Europa 2020 l’Italia dovrebbe far uscire 2,2 milioni di persone dalla condizione di povertà ed esclusione sociale, rispetto al valore registrato nel 2008 (15.082.000 individui pari al 25,5% della popolazione residente)La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione (in aumento rispetto al 19,9% del 2015), la grave deprivazione materiale il 12,1% (dall’11,5%) mentre la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8% (dall’11,7% del 2015).

Le disparità regionali sono molto ampie. Nel Mezzogiorno è a rischio di povertà o esclusione sociale quasi la metà degli individui (46,9%) contro uno ogni cinque del Nord (19,4%).

Nel 2017 in Italia si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta (8,4% della popolazione. Le condizioni dei minori rimangono critiche: l'incidenza di povertà assoluta tra di essi è pari al 12,1%; in peggioramento la condizione di giovani, adulti e anziani.

”Il quadro sintetico degli andamenti tendenziali dell'ultimo decennio indica sviluppi positivi con riferimento agli obiettivi: istruzione di qualità'; industria, innovazione e infrastrutture; consumo e produzione”, sottolinea l'Istat che evidenzia come l'effetto della crisi economica emerga dall’analisi dei dati del quinquennio che va dal 2006 al 2011, ”con un numero maggiore di indicatori che peggiorano” per gli obiettivi povertà, lavoro, città ed energia sostenibile. Registrano, invece, ”andamenti tendenziali leggermente positivi gli indicatori relativi a: istruzione; uguaglianza di genere; industria, innovazione ed infrastrutture; consumo e produzione. Nel quinquennio più vicino (dal 2011 al 2016) l'Istat rileva ”moderati progressi: si attenuano le variazioni fortemente negative”, presenti negli obiettivi povertà e città, oltre a salute. Presentano ”variazioni leggermente positive” gli obiettivi: istruzione; uguaglianza di genere; energia sostenibile; industria, innovazione e infrastrutture; consumo e produzione. Più del 30% degli indicatori rimangono invariati, in particolare per gli obiettivi: lavoro; pace, giustizia e istituzioni; ridurre le disuguaglianze.

( 6 luglio 2018 )

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