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Acciaio, patto a 6 contro il dumping cinese

Stop al dumping attuato dalla Cina sulla siderurgia, che “rischia di far sprofondare il settore europeo dell'acciaio”. E’ la richiesta di sei paesi membri della Ue, tra cui l’Italia, alla Commissione europea in vista della conferenza del prossimo 15 febbraio che dovrà fare il punto sulle sfide attuali e discutere degli interventi politici possibili.

Bisogna "utilizzare tutti gli strumenti disponibili", affermano i ministri dell'industria di Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo e Regno Unito. In particolare si chiede di far ricorso agli "strumenti di difesa commerciale nell'ambito delle regole dell'organizzazione mondiale del commercio", il Wto.Un appello che oltre al comparto specifico per il quale è rivolto, risuona inevitabilmente anche come una messa in discussione dell'ipotetico futuro riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato. Un tema controverso su cui è impegnata la commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem, che il mese scorso aveva chiesto al suo omologo cinese di ridurre le capacità produttive.Sul settore, come in Italia ci sta un caso Ilva a livello europeo ci sono forti pressioni sul gigante Arcelor Mittal, mentre in Gran Bretagna diversi impianti sull'orlo della chiusura. Secondo i produttori europei, la Cina sta di fatto vendendo acciaio sottocosto, in una fase peraltro già molto difficile in cui il comparto risente del rallentamento delle economie emergenti. I ministri firmatari invitano la Commissione muoversi di sua iniziativa e "a non aspettare che i danni dovuti a pratiche commerciali sleali diventino irreversibili".

Pronta la replica di Bruxelles che, attraverso Lucie Caudet, portavoce per la Concorrenza della Commissione europea, stamane ha comunicato l’apertura di nuove indagini anti-dumping. "Ragioniamo sugli strumenti a nostra disposizione" per far fronte al problema, e "siamo aperti e interessati alle proposte che gli Stati membri metteranno sul tavolo" in occasione dell'incontro convocato per il 15 febbraio, ha aggiunto.

Lo stesso giorno, proprio a Bruxelles, si terrà una "grande marcia dell'acciaio", e non solo, contro l'assegnazione dello status di economia di mercato alla Cina da parte dell'Ue. Un’iniziativa promossa da Aegis Europe, l'associazione che raccoglie le industrie europee di diversi settori (dai pannelli solari all'alluminio), con il sostegno di Eurofer per l'acciaio. Secondo gli organizzatori, sono attese oltre 5mila persone da tutta Europa, dipendenti, datori di lavoro e sindacati insieme di cui diverse migliaia solo dal settore siderurgico da 15 Paesi diversi, per manifestare a sostegno di scambi commerciali equi, crescita e occupazione in Europa, e contro il dumping cinese e il riconoscimento dello status di economia di mercato a Pechino. Il prossimo lunedì, in concomitanza con la marcia, Aegis presenterà anche il suo Manifesto industriale europeo. "La marcia e il manifesto colpiscono al cuore delle sfide a cui si trova di fronte l'industria dell'acciaio europea", ha dichiarato il direttore generale di Eurofer Axel Eggert, ricordando che le importazioni di acciaio cinese 'dopato' dal dumping sono raddoppiate negli ultimi 18 mesi, causando "chiusure irreversibili e perdite di posti di lavoro in tutto il settore siderurgico Ue". La Cina, ha quindi aggiunto Eggert, "non rispetta 4 dei 5 criteri Ue per essere considerata un'economia di mercato", quindi riconoscerle questo status sarebbe "una follia politica ed economica".

( 8 febbraio 2016 )

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