Martedì 28 maggio 2024, ore 11:44

Francoforte 

Bce: nel 2023 primo bilancio in rosso dopo quasi 20 anni a causa dei tassi 

È un fatto. La stretta monetaria e i tassi alti mandano, per la prima volta in 20 anni, in rosso il bilancio della Bce che chiude con una perdita di 1,3 miliardi di euro. Il risultato negativo, ampiamente atteso, è stato peraltro limitato grazie ai fondi accantonati negli anni scorsi di 'bonanza' altrimenti avrebbe sfiorato gli 8 miliardi di euro. Per i prossimi anni l'istituto di Francoforte chiuderà ancora in perdita prima di tornare a registrare utili quando la situazione si normalizzerà, rileva la nota che ha accompagnato i conti. Una situazione nella quale verserà anche la nostra Banca d'Italia (che diffonderà i risultati a fine marzo) dopo anni di forti dividendi versati allo Stato e alle casse di previdenza, fondi e banche che partecipano al capitale.

Solo per il 2022 le casse dell'Erario italiano avevano incassato, fra utile e imposte, 3 miliardi di euro. Già lo scorso anno nel bilancio di Via Nazionale si leggeva come "le perdite lorde attese per il futuro, che al momento è possibile circoscrivere al biennio 2023-24, sono ampiamente coperte dai fondi patrimoniali accumulati sino a oggi proprio a fronte di questa eventualità".

E non potrà contare sulla cedola dalla Bce che comunque si era già ridotta a soli 7 milioni di euro. La "morsa" che ha schiacciato il conto economico della Bce è stato soprattutto il rialzo dei tassi di interesse, che ha determinato un incremento della spesa per interessi sulle passività della Bce remunerate a tassi variabili. Gli interessi attivi percepiti dall'istituto centrale non sono invece aumentati nella stessa misura o allo stesso ritmo, poiché le attività sono prevalentemente a lunga scadenza e tassi fissi.

Sono aumentate anche le spese per l'amministrazione, per il pieno ritorno all'attività post Covid e, paradossalmente, per la crescita dell'inflazione. Conto più salato anche per le spese del personale dove le retribuzioni sono aumentate ed è cresciuto il lavoro di vigilanza sulle banche (coperto però dai contributi versati dalle stesse banche). Per sottolineare la sua solidità finanziaria comunque, l'Eurotower indica il suo capitale e i "consistenti conti di rivalutazione, che complessivamente ammontano a 46 miliardi di euro a fine 2023". Aspetti contabili a parte comunque, l'operatività della Bce e delle singole banche nazionali per contrastare l'inflazione non viene toccata.

Le conseguenze quindi sono solo di tipo reputazionale e, appunto, sulle casse statali per i mancati introiti cui si erano abituate negli scorsi anni. Intanto nei verbali dell'ultima riunione della Bce si parla di "prospettive nebulose" e si sottolinea come nel board ci sia ampio consenso nel ritenere prematuro discutere su un taglio dei tassi. Si allontana così ulteriormente l'ipotesi che ciò possa avvenire nella prossima riunione di politica monetaria del 7 marzo. Peraltro, i dati sull'inflazione complessiva e sottostante sono stati recentemente costantemente al di sotto dei livelli previsti, suggerendo un processo disinflazionistico più rapido del previsto. Era quindi probabile che a marzo, con le nuove proiezioni, si verificasse una revisione al ribasso dell'inflazione per il 2024. È quanto afferma invece la Bce nei verbali della riunione di politica monetaria del 24 e 25 gennaio rimarcando però che "è stato tuttavia sottolineato che le prospettive sull'inflazione restano particolarmente nebulose nel breve periodo".

Allora il traguardo del 2% è più vicino ma il quadro inflattivo non è ancora del tutto stabile, ogni imprudenza potrebbe costare cara. Christine Lagarde, nel suo ultimo incontro con gli europarlamentari della commissione Affari Economici e Monetari in questa legislatura, non cambia strategia e, ancora una volta, sulla riduzione dei tassi da parte della Bce, opta per la massima cautela. Con una ragione, su tutte: "L'ultima cosa che voglio è assumere decisioni avventate per poi vedere rimbalzare l'inflazione e dover tornare indietro", ha avvertito. "Continueremo a seguire un approccio dipendente dai dati per determinare il livello e la durata appropriati della restrizioni", è la linea confermata dalla numero uno dell'Eurotower. Chi si attendeva roboanti annunci, dopo le stime della Commissione Ue su Pil e inflazione (con un 2,7% previsto per l'eurozona nel 2024), è rimasto deluso.

Lagarde è tornata a difendere l'azione di innalzamento dei tassi messa in campo dalla Bce, ha confermato che il processo di disinflazione continuerà nel 2024, ma ha anche sottolineato alcune variabili che rendono il quadro più incerto. Innanzitutto il fatto che i prezzi dell'energia restano poco prevedibili. In secondo luogo la persistenza di un livello alto di inflazione nel settore dei servizi.

Rodolfo Ricci

( 23 febbraio 2024 )

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