Domenica 14 agosto 2022, ore 12:02

Guerra 

Berlino apre a riduzione più graduale del debito nei Paesi Ue 

Il falco tedesco Christian Lindner detta le regole per la nuova governance economica Ue. E, in virtù della sua natura 'amichevole' - come ama definirsi sulla ribalta europea - propone un percorso di rientro del debito più realistico. Aprendo allo stop al taglio di un ventesimo all'anno del debito eccedente il 60% del Pil. Un requisito che, concede il ministro delle Finanze tedesco, "è stato superato dalla realtà". E "travolgerebbe" i Paesi più indebitati, Italia in testa. A patto, però, che si tengano giù le mani dai parametri su debito e deficit scolpiti nei trattati di Maastricht. Nel bel mezzo dell'estate che anticipa l'attesa proposta della Commissione europea sul nuovo Patto, la proposta tedesca ha tutte le carte in regola per rappresentare, nei mesi a venire, il punto di caduta per quel compromesso così difficile da trovare tra Nord e Sud, frugali e non, falchi e colombe. Il margine di flessibilità individuato dal leader del partito liberale tedesco, e annunciato dalle colonne del quotidiano tedesco economico Handelsblatt, è proprio nel ritmo di riduzione del debito. Unica vera deviazione prevista dai dogmi.

Ciò che serve, predica Lindner seguendo la via indicata a più riprese anche da Bruxelles e dal commissario europeo per l'Economia, Paolo Gentiloni, è un percorso "affidabile e ambizioso" di rientro, guidato dal "realismo". Perché, spiega, con gli sconvolgimenti portati dal Covid prima e dalla guerra poi, "i rapporti di indebitamento sono così elevati" che il taglio matematico di un ventesimo all'anno "travolgerebbe oggettivamente" quei Paesi - ben sette, tra cui Italia, Grecia, Spagna e Francia - che navigano ben oltre la soglia di debito del 100%. Questo soprattutto ora che l'inflazione è alle stelle e l'economia di tutto il Vecchio continente, trainata giù proprio dalla locomotiva tedesca in stagnazione, rischia la recessione. Nessuna illusione, però: "La Germania resta una sostenitrice della politica di stabilità", assicura Lindner. Che, dopo aver suggerito il pertugio da seguire per la riforma, torna a vestire i panni del rigorista. Cambiare i parametri di Maastricht del tetto del 60% del rapporto debito/Pil e del 3% di deficit annuo "sarebbe il messaggio sbagliato", dice categorico. I limiti di spesa dovrebbero anzi essere vincolanti. Sulla base di questo principio, ai Paesi membri dovrebbe essere consentito di realizzare "un disavanzo strutturale annuo massimo dello 0,5% del Pil o, quantomeno, di avvicinarsi a questo obiettivo per gradi".

E chi sgarra si vedrebbe bocciare il suo Documento di bilancio programmatico (Dpb) da parte della Commissione europea. Senza contare, è la stoccata finale, che mentre la Bce alza i tassi di interesse i governi non devono perdere di vista la sostenibilità del debito "per rafforzare la fiducia dei creditori". La proposta tedesca, a ben guardare, si inserisce nel solco del cambio di rotta politico degli ormai ex frugali Paesi Bassi, ora firmatari, insieme a Madrid, di un 'non-paper' che chiede nuove regole di debito 'graduali, realistiche e specifiche per Paese'. Certo, la conversione nordica non è totale: sulla golden rule per scorporare gli investimenti verdi dal debito non sembra esserci margine d'azione. L'ingrato compito di cercare di mettere tutti d'accordo toccherà, dopo la pausa estiva, a Bruxelles. Nel frattempo, Lindner giura che anche i colleghi di governo (Spd e Verdi) sono "concordi" sui principi. Salvo sorprese. Anche perchè per la Bce sono ombre sulle prospettive di crescita, per la Banca d'Inghilterra, invece, è in arrivo una "lunga recessione", la peggiore dalla grande crisi finanziaria. Per tutte le banche centrali, Fed inclusa, di sicuro c'è un rebus da sciogliere: come frenare un'inflazione che rischia di andare fuori controllo per colpa della guerra di Putin senza fare troppo male all'economia.

La strada scelta è ribadita nero su bianco dalla Bce: difendere dai prezzi energetici alle stelle il potere d'acquisto delle famiglie e la tenuta delle imprese con politiche di bilancio mirate - come sta facendo l'Italia con il decreto 'Aiuti-bis' - senza perdere di vista la sostenibilità del debito. L'apertura di Berlino a una riduzione dei debiti più graduale, come affermato dal ministro delle finanze tedesco Christian Lindner nel lanciare la sua proposta di riforma del Patto di stabilità dell'Unione europea, va in questo senso. Nel frattempo le banche centrali continueranno a stringere la politica monetaria, per impedire una escalation della spirale inflazionistica.

Rodolfo Ricci

( 5 agosto 2022 )

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