Venerdì 12 aprile 2024, ore 16:25

America 

Boom di occupati negli Usa: la Fed per ora non vuole alzare i tassi 

L'economia americana macina posti di lavoro: in settembre ne ha creati 336.000, quasi il doppio rispetto alle attese, confermandosi solido di fronte all'aggressiva campagna di rialzi dei tassi di interesse della Fed. E Joe Biden festeggia: "Da quando ho assunto l'incarico abbiamo creato 13,9 milioni di posti di lavoro. Non è un caso, è frutto della Bidenomics", afferma il presidente. Wall Street invece ha tremato, almeno inizialmente. I listini americani hanno aperto in calo, non tanto per la guerra in Medioriente ma prevedendo una stretta di politica monetaria da parte della banca centrale, ma poi, grazie ai tecnologici, ha recuperato.

La solidità del mercato del lavoro sembra infatti spianare la strada a un nuovo rialzo del costo del denaro dello 0,25% da parte della Fed entro la fine dell'anno. I tassi sono già ai livelli più elevati degli ultimi 22 anni e il dato sull'occupazione aumenta, secondo gli analisti, la pressione sulla banca centrale americana spaventa i mercati finanziari. Il timore è che il costo del denaro resterà alto per un periodo prolungato che, al momento, non è quantificabile. "Ridurre l'inflazione richiederà probabilmente un periodo di crescita sotto il trend e un indebolimento del mercato del lavoro", ripete il presidente della Fed Jerome Powell da mesi.

Il mercato del lavoro però continua a non mostrare segnali di indebolimento segnalando una forte resilienza dell'economia e degli americani che, come notato da alcuni analisti, continuano a spendere senza alcuna preoccupazione e a indebitarsi. Così facendo si espongono all'elevato costo del denaro e questo, nel lungo termine, potrebbe creare problemi. Per ora, però, nulla sembra in grado di frenare le spese 'pazze' del dopo pandemia e la corsa dell'occupazione, tornata ai livelli pre-Covid nei ristoranti e nei bar, i più colpiti nel 2020.

"La Fed resterà cauta e preoccupata", perché i dati sul lavoro si inseriscono nei suoi timori su una nuova possibile accelerazione dell'economia e dell'inflazione, affermano gli analisti convinti che un altro rialzo non è a portata di mano, non alla riunione di novembre ma al limite a quella di dicembre. Attendere un altro mese consentirebbe alla Fed di guadagnare ulteriormente tempo per valutare gli effetti delle precedenti decisioni di politica monetaria sia diretti che indiretti, i rialzi del petrolio ma più in generale gli effetti della guerra in Medioriente. Effetti ancora molto lievi. "I rendimenti più alti dei Treasury potrebbero significare che ci sarà meno bisogno di alzare i tassi di interesse", ha affermato, tra gli altri, Lorie Logan, la presidente della Fed di Dallas, sottolineando però che un'inflazione alta è il rischio maggiore e che è troppo presto per pensare a una strategia di taglio dei tassi.

Dall’altra sponda dell’Atlantico, l'inflazione in Germania è cresciuta a settembre del 4,5%, in calo rispetto al 6,1% di agosto. Il dato diffuso dall'Ufficio federale di statistica è in linea con le attese degli economisti e conferma la lettura preliminare fatta alla fine del mese scorso.

Rodolfo Ricci

( 11 ottobre 2023 )

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