Sabato 2 luglio 2022, ore 9:58

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Fiammata dei prezzi negli Usa: sale la pressione sulla Fed 

L'inflazione americana vola ai massimi dal 1981. I prezzi al consumo schizzano dell'8,5% in marzo con la corsa di alimentari ed energia innescata dalla guerra in Ucraina. Un balzo superiore alle attese ma che non spaventa Wall Street: i listini americani salgono tirando un sospiro di sollievo per l'andamento dell'incide core, quello monitorato dalla Fed e che ha sperimentato il mese scorso un rallentamento salendo di un modesto 0,3%. Una frenata lieve non destinata comunque a cambiare la tabella di marcia della banca centrale americana. Anzi potrebbe accentuare la pressione e spingere la Fed a un ormai probabile aumento dei tassi da mezzo punto percentuale alla prossima riunione di maggio. La fiammata agita invece la Casa Bianca.

Anche se un rialzo dei prezzi al consumo era atteso, il dato rischia di esporre Joe Biden e i democratici a ulteriori critiche per la gestione dell'economia considerato che l'inflazione è il tema che sta più a cuore agli americani. Per stemperare le polemiche e cercare di recuperare nei sondaggi che lo vedono in caduta, il presidente corre ai ripari e annuncia misure contro il caro-benzina, aprendo all'utilizzo dell'etanolo così da favorire un calo dei prezzi di circa 10 centesimi ogni gallone (un gallone sono 3,8 litri). Un'iniziativa ritenuta insufficiente da molti osservatori, preoccupati dall'effetto guerra sull'economia.

L'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) stima che l'invasione dell'Ucraina è destinata a rallentare la ripresa economica mondiale al 2,8% quest'anno, in calo di 1,3 punti percentuali rispetto alla precedente stima. Il conflitto infligge un colpo anche agli scambi commerciali che cresceranno nel 2022 del 3%, meno del 4,7% stimato in precedenza. Il rallentamento globale si farà sentire sugli Stati Uniti, ammette il governatore della Fed, Lael Brainard, parlando di un periodo di "grande incertezza". Gli obiettivi della Fed sono comunque chiari e sono, spiega, "sostenere la ripresa" e "ridurre l'inflazione". Nella battaglia ai prezzi la Fed si appresta a una stretta decisa, secondo molti osservatori anche eccessiva perché comporta il serio rischio di una recessione. I timori per un brusca frenata economica si sono moltiplicati di recente con la guerra in Ucraina e le sanzioni. Molti analisti prevedono una recessione nel 2023, se non prima alla fine di quest'anno.

E molti puntano il dito sulla Fed per non aver agito prima sull'inflazione, la cui fiammata è stata accentuata da una guerra che nessuno aveva previsto e che è destinata ad avere ripercussioni ben oltre la Russia e l'Ucraina. Un aumento dei tassi di interesse da mezzo punto percentuale in maggio merita di essere considerato e potrebbe essere molto probabile, ha affermato anche Charles Evans, il presidente della Fed di Chicago. Resta il dato di fondo: aumentano i rischi di recessione negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio del Wall Street Journal fra gli economisti, le chance di una recessione nei prossimi 12 mesi sono salite al 28% dal 18% di gennaio. Gli economisti hanno rivisto al ribasso le stime di crescita per l'economia americana, tagliandole in media di un punto percentuale al 2,6% per quest'anno. A pesare è la fiammata dei prezzi e l'attesa risposta aggressiva della Fed. I prezzi al consumo sono saliti al 7,9% in febbraio e a marzo hanno raggiunto, come già detto, il picco all'8,5%. Ma sulla previsione degli analisti c'è molta incertezza alla luce degli effetti della politica della tolleranza zero per il Covid in Cina con il lockdown di Shanghai e la guerra in Ucraina.

Rodolfo Ricci

( 13 aprile 2022 )

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