Venerdì 1 luglio 2022, ore 22:09

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L’Ue spaventata dal caro-prezzi ipotizza uno Sure2 

Fin qui una proposta formale non c'è. Ma, se dovesse arrivare, la Commissione europea sarebbe disposta a valutarla. Fermo restando la centralità del Recovery fund. All'indomani dell'offensiva sull'asse Roma-Parigi per lanciare il remake del Sure da calibrare sull'energia, a Bruxelles nessuno si sbottona pubblicamente. Ma dietro le quinte si lavora per vagliare strade alternative che possano aiutare nell'immediato i governi impegnati a fare fronte a rincari dell'energia sempre più pesanti. L'esecutivo Ue, ha fatto sapere il portavoce capo Eric Mamer, "condivide la preoccupazione di molti politici in Europa circa la necessità di fare tutto il possibile per limitare gli aumenti dei prezzi dell'energia e limitarne l'impatto". Ma, ha ricordato, con il nuovo maxi-piano RePowerEu i Paesi membri hanno già la possibilità di usare i prestiti ancora disponibili (225 milioni di euro) per finanziare misure contro il caro energia. Un margine d'azione che però, anche considerando che la Spagna ha già prenotato i 70 miliardi che le spettano di diritto, non sembra sufficiente davanti all'evoluzione negativa della guerra e del caro prezzi che accentua i rischi di shock asimmetrici.

Soprattutto per chi, come Roma, potrebbe ricevere una minima parte di quei prestiti e solo nell'eventualità che altri Paesi rinuncino alla loro quota. La pressione maggiore arriva comunque dall'urgenza delle capitali di dare risposte immediate ai cittadini, scacciare lo spettro della recessione e tamponare i rischi di tenuta di chi, come Italia e Grecia, ha i debiti più elevati della zona euro e da luglio non potrà più contare sugli acquisti in massa della Bce. L'idea del Sure-bis di impronta italo-francese, che vedrebbe a bordo anche Grecia, Spagna e Portogallo, potrebbe allora farsi largo al prossimo vertice europeo del 23-24 giugno. Per ora, ha precisato Mamer, da parte delle autorità italiane non è arrivata alcuna proposta in questo senso e dunque la Commissione non può dire di più. A farsi strada a palazzo Berlaymont, osserva una fonte, è però la coscienza che potrebbe servire qualcosa di più e, pur trattandosi di debito comune, la natura diversa del sostegno del Sure, fatta in principio di prestiti, rispetto al Recovery, oltre alla sua misura più contenuta - per il primo Sure dedicato all'occupazione si è trattato nel complesso di 100 miliardi di euro, dei quali 27,4 per Roma, principale beneficiaria - potrebbe anche riuscire a fare breccia nel tradizionale fronte nordico. Incognita tedesca permettendo. Su un altro fronte invece, tutto pronto a Bruxelles per dare luce verde all'accordo di partenariato sui fondi strutturali destinati all'Italia per il periodo 2021-2027.

Secondo quanto appreso da fonti giornalistiche, nel giro di qualche settimana la Commissione e il governo daranno l'annuncio ufficiale. Potrà così partire la messa a unto della programmazione degli investimenti - per un valore complessivo indicato in circa 75 miliardi tra risorse Ue e cofinanziamento nazionale - da realizzare entro i prossimi sette anni. Ma bisogna fare presto. A Bruxelles gli addetti ai lavori ricordano che, in base alle nuove regole, per non perdere la prima tranche dei nuovi fondi Ue bisognerà presentare i programmi operativi nazionali, regionali e settoriali (una cinquantina in tutto) entro la fine dell'anno. E non è questa l'unica scadenza che incombe sull'Italia, già alle prese con il rispetto del cronoprogramma fissato per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr, che vale più di 191 miliardi. Entro la fine del 2023 le autorità nazionali e regionali dovranno, secondo le attuali disposizioni europee, spendere tutti i fondi strutturali stanziati per il periodo 2014-2020. All'appello mancano ancora - secondo i conti chiusi alla fine dello scorso anno e resi pubblici pochi giorni fa - circa 32 miliardi di euro, poco meno della metà dell'intera cifra messa a disposizione. Ma se per utilizzare la prima metà dei fondi ci sono voluti otto anni, questo tesoretto dovrà essere speso in poco più di 18 mesi. Qualcuno a Bruxelles si è fatto i conti ed ha stimato che, per fare fronte a tutti gli impegni legati all'utilizzo della valanga di risorse a disposizione tra fondi 2014-2020, Pnrr, fondi 2021-2027 e React-Eu, la capacità di spesa della pubblica amministrazione dovrebbe essere moltiplicata per tre se non per quattro. Un problema che comunque non è solo italiano.

Tra i partner europei anche la Spagna - e non è la sola - è segnalata per le difficoltà che sta incontrando nella gestione delle risorse europee. E in considerazione della fame di fondi causata dalle crisi che si sono abbattute sull'Europa in questi ultimi anni è quindi possibile, ma non ancora certo, che venga trovato un modo per non far perdere soldi a nessuno. In ogni caso, per affrontare il problema della PA italiana, Bruxelles e Roma stanno negoziando un programma 'ad hoc' con il quale destinare all'assunzione di nuovo personale qualificato circa due miliardi di euro.

Rodolfo Ricci

( 14 giugno 2022 )

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