Lunedì 22 luglio 2024, ore 10:08

Europa 

Pac: c’è l’accordo Ue sulla nuova politica agricola 

Dopo tre anni di negoziato arriva la fumata bianca sulla nuova Politica agricola comune, che vale oltre 340 miliardi di euro dal 2021 al 2027, di cui più di 38 per l'Italia (quasi 50 con la quota di cofinanziamento nazionale). Quello raggiunto è un accordo provvisorio che dovrà passare l'esame dei ministri dell'agricoltura riuniti e anche dell'Europarlamento. Il tentativo è quello di rendere la Pac più verde e più equa, ma la riforma viene giudicata insufficiente dalle organizzazioni ambientaliste. Si tratta comunque di un successo in extremis per la presidenza di turno portoghese dopo il naufragio del negoziato del mese scorso.
A spianare la strada è stato il compromesso sulle misure verdi nel regolamento sui piani nazionali, arrivato nella notte. Punto delicato, in cui si incrociavano i dubbi degli Stati sulla gestione dei piani strategici nazionali, cuore della riforma del 2018, con le priorità del Green Deal, arrivato con la Commissione von der Leyen nel 2019-20. Le istituzioni Ue hanno raggiunto un equilibrio su una maggiore integrazione tra Pac e Green Deal e sulla destinazione a pratiche agronomiche rispettose dell'ambiente (ecoregimi) del 25% delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti 2023-27. Quasi 49 miliardi in 5 anni. L'Europarlamento chiedeva il 30%, gli Stati il 20%.
Per incontrarsi a metà strada c'è voluta la garanzia di ampia flessibilità per i paesi, che si sono blindati contro l'eventualità di perdere fondi. Dalla maratona notturna è nata anche - almeno in principio - la condizionalità sociale, cioè il vincolo degli aiuti Pac al rispetto delle norme fondamentali a tutela del lavoro nei campi. Il pagamento redistributivo, che aiuta le piccole aziende, che viene fissato al 10% del montante pagamenti diretti e sarà obbligatorio per tutti i paesi, con possibilità di chiamarsi fuori solo se dimostra di raggiungere gli stessi scopi di equità con altre misure. In mattinata, mentre i negoziatori riprendevano il lavoro nelle sale dell'Europarlamento, arrivavano le prime reazioni.
Gli agricoltori hanno manifestato davanti alla sede dell'Eurocamera a Bruxelles, "chiedendo di considerare gli impatti cumulativi di tutte le politiche sulla comunità agricola europea", con riferimento esplicito agli accordi commerciali e alla strategia Farm to Fork. Le Ong ambientaliste hanno reagito a colpi di comunicati stampa, demolendo l'impianto green della riforma: troppo blando il legame tra Pac e Green Deal, troppe le flessibilità concesse ai paesi membri. Ma la Commissione europea benedice l'accordo con il vicepresidente Frans Timmermans e gli altri gruppi politici che sembrano decisi a dare l'ok.
Le incertezze sulla riforma della Pac, sugli accordi di commercio internazionale e sull'impatto degli obiettivi del Green Deal dell'Ue "dal campo alla tavola" possono avere un "effetto domino" sulle aziende agricole europee. È il rischio paventato da Copa e Cogeca, le organizzazioni europee degli agricoltori. "Gli agricoltori - ha detto il vicepresidente del Copa Pedro Gallardo - hanno bisogno di una decisione sulla riforma della Pac, ma anche di politiche commerciali coerenti con l'obiettivo di mantenere vitale l'agricoltura europea e il ruolo che svolge per tutta la società". M una cosa è innegabile: dopo vent'anni di battaglie per ottenere una politica agricola comune più equa e sociale, "finalmente un primo passo importante è stato compiuto, visto che il trilogo ha trovato un accordo che prevede l'inserimento dei diritti dei lavoratori tra i criteri dei controlli sui finanziamenti. Essendo la prima volta in cui si è ottenuto che nell'ambito della Pac non siano contemplati soltanto il benessere animale e quello ambientale ma anche il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori, si tratta di un primo prezioso risultato, frutto di una battaglia storica del sindacato agroalimentare italiano a supporto del costante lavoro del sindacato europeo di categoria". Lo ha scritto sulla pagina Facebook della Fai Cisl il segretario generale Onofrio Rota, commentando il compromesso raggiunto tra Europarlamento, Consiglio Ue e Commissione rispetto al regolamento sui piani strategici nazionali della nuova Pac. "Il nostro impegno - ha aggiunto il sindacalista - sarà massimo per monitorare a livello nazionale e regionale la corretta applicazione dei principi di quella che dal 2023 sarà la nuova Pac. La formula sulla quale è stato raggiunto l'accordo prevede verifiche ex-post a campione sulle aziende che ottengono i finanziamenti, dunque il risultato raggiunto non realizza pienamente tutte le nostre aspettative sulla condizionalità sociale, ma indubbiamente rappresenta l'avvio di una nuova fase anche per responsabilizzare maggiormente le imprese e contrastare la concorrenza sleale di chi fa dumping sociale sulla pelle dei lavoratori agricoli".
Inoltre l'accordo sulla riforma della Politica agricola comune consente la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027. È questa la posizione del presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare il compromesso sul negoziato della riforma Pac. Tra i punti più rilevanti il compromesso sugli eco-regimi che dovranno essere tradotti in misure semplici ed efficaci in termini di innovazione per consentire agli agricoltori di continuare nel percorso di sostenibilità già iniziato. "Importanti anche i passi avanti sul tema della condizionalità sociale e dei diritti dei lavoratori sostenuto dalla Coldiretti che - sostiene Prandini - chiede di garantire adeguatamente i redditi degli agricoltori, premiare comportamenti virtuosi in coerenza anche con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza”.

Rodolfo Ricci

( 28 giugno 2021 )

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