Mercoledì 1 febbraio 2023, ore 1:30

Guerra in Ucraina 

Piano Ue senza “price cap”: passa la linea tedesca sul gas 

Stock comuni e più solidarietà, riduzione della domanda e un intervento sull'indice Ttf di Amsterdam ancora da limare: il pacchetto della Commissione Ue che verrà presentato martedì prende forma nonostante il fioccare di 'non paper' - documenti non ufficiali - che hanno soprattutto certificato le divergenze tra i Paesi membri. Su uno dei punti di maggior attrito, la messa a punto del 'price cap' al gas, l'Ue è ormai pronta ad optare per un nuovo slittamento. Passa, di fatto, la linea della Germania, sebbene quello che andrà in scena la settimana prossima non sarà certo l'ultimo atto della partita in Europa sul gas. Il timing che sta emergendo a Bruxelles conferma che il pacchetto del 18 ottobre finirà sul tavolo dei leader europei riuniti il 20 e 21 ottobre. Ma non basterà. Il 25 ottobre, il Consiglio Affari Energia tornerà a esprimersi sulla proposta legislativa, che potrà avere luce verde solo a novembre, quando la presidenza ceca convocherà un nuova riunione straordinaria dei ministri dell'Energia.

La riunione che si è svolta mercoledì a Praga ha sancito invece un dato: la Germania non ha abbassato il suo muro sul tetto al prezzo del gas e la sua linea, almeno per ora, sembra convincere anche Bruxelles. A margine dell'incontro nella Repubblica Ceca, l'Italia e altri Paesi hanno infatti preparato un nuovo non paper con l'obiettivo di raccogliere, se non le firme dei 27, almeno quelle della maggioranza dei membri. Nel testo il 'price cap' al gas sul prezzo all'ingrosso è citato con prudenza, come opzione in alternativa ad un intervento di modifica sui riferimenti del Ttf nei contratti pertinenti. E su entrambe le opzioni il non paper sottolinea dubbi legali e divergenze. Eppure quando all'indomani del Consiglio di Praga il governo belga ha inviato il testo alla Commissione c'erano le firme solo di cinque Paesi: Italia, Grecia, Polonia, Belgio e Olanda. La Germania, pur citata nella versione iniziale del documento, è sparita. Quando il testo è stato inviate alle capitali, raccontano fonti europee, a Berlino infatti l'iter si è bloccato. Un rigidità, quella del governo tedesco, che a Bruxelles riconducono anche a dissidi interni alla coalizione semaforo (Spd, Liberali e Verdi) al governo. E al timore, mai evaporato, di restare senza gas: la Francia, non a caso, ha cominciato ad avviare direttamente gas verso la Germania come segno della "solidarietà energetica europea" per superare il calo dei flussi da Mosca. E sul binario della solidarietà l'Ue proverà a muoversi con il suo piano. Finora solo sei Paesi membri hanno stipulato accordi di solidarietà e per Bruxelles sono troppo pochi. Non solo. Nel pacchetto centrale sarà la piattaforma di acquisti comuni, a cui anche l'industria sarà invitata a prendere parte. E sarà previsto un intervento per arginare l'eccessiva volatilità del Ttf: una delle proposte, citate anche in un non paper siglato da Olanda e Germania, potrebbe essere quella dei 'circuit breakers', interruttori automatici che scattano se i prezzi superano un certo limite. L'obiettivo, per l'Ue, è arrivare ad un abbassamento dei prezzi attraverso queste misure con la sponda di contratti a lungo termine da stipulare con i fornitori affidabili.

Nei prossimi giorni a Bruxelles si lavorerà su due ulteriori opzioni: un 'price cap' al gas russo e un tetto al gas che forma il costo dell'elettricità, sul quale più di un Paese - Germania inclusa - ha avanzato dubbi. Con un quesito: chi paga il differenziale tra prezzo di mercato e prezzo amministrato? È su questo sentiero, anche, che potrebbe inserirsi la battaglia per fare nuovo debito comune sul caro energia. Uno Sure 2, proposto tra l'altro da Paolo Gentiloni e Thierry Breton e, in Commissione, condiviso anche da Nicolas Schmit. Berlino, sul punto, ha dato segnali ambigui. Ma la messa in atto del suo scudo da 200 miliardi potrebbe dipendere anche da quanto Olaf Scholz sarà disposto ad aprire sul tema del level playing field. Per il momento, si naviga a vista. Con una sola stella polare: "Le proposte sull'energia necessitano di un esteso consenso tra gli Stati, perché abbiamo bisogno che il mercato funzioni", ha spiegato la Commissione. Poi si è aprto un nuovo fronte: "Il potenziale hub del gas in Turchia può essere la piattaforma per determinare il prezzo del gas".

Il faccia a faccia ad Astana tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan delude chi si attendeva una svolta sull'Ucraina ma rilancia una possibile via d'uscita alla crisi energetica mondiale. Se l'Europa non vuole più comprare direttamente il metano russo, è il messaggio del leader di Mosca, potrebbe farlo con l'intermediazione di Ankara, che continua a ricevere una "piena fornitura" perché si è rivelata "il partner più affidabile". Mentre il Cremlino assicura di essere pronto al dialogo con gli Usa, ma senza passi indietro sui suoi obiettivi in Ucraina, l'incontro tra i presidenti di Russia e Turchia si è focalizzato sull'emergenza del gas dopo quella del grano, rispetto a cui Mosca continua peraltro a lamentare ostacoli al proprio export di cereali e fertilizzanti.

Rodolfo Ricci

( 14 ottobre 2022 )

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