Mercoledì 12 giugno 2024, ore 17:56

Guerra 

Russia in default sul debito estero: prima volta dal 1918 

La Russia in default sul suo debito in valuta estera per la prima volta dal 1918. Lo riporta Bloomberg. Il default è scattato alla scadenza del periodo di grazia sui circa 100 milioni di dollari di obbligazioni non pagate, bloccate a causa delle sanzioni ad ampio raggio adottate ai danni del Cremlino in risposta all'invasione dell'Ucraina. L'evento ha in realtà valenza più che altro simbolica, almeno per ora. La Russia è infatti un Paese economicamente, finanziariamente e politicamente già emarginato per gran parte dell'Occidente. In più il fallimento sarebbe dovuto non alla mancanza di denaro da parte del debitore ma alla chiusura dei canali di trasferimento da parte dei creditori. Mosca aveva già sfiorato la stessa probabilità nei primi mesi di quest'anno, ma aveva gestito la situazione modificando i metodi di pagamento.

A maggio, il Tesoro americano non ha però rinnovato la licenza che esentava gli investitori americani dalle sanzioni: da quel momento per i russi è diventato impossibile pagare il debito in dollari o nelle valute citate nei prospetti delle emissioni. Mosca ha tentato quindi di innescare un nuovo meccanismo finanziario per pagare in rubli, dimostrando di essere in grado di rispettare i suoi impegni, ma anche gli intermediari in un primo momento non oggetto di sanzioni sono stati colpiti da una stretta ancora più vigorosa. Dopo i 30 giorni di 'grazia', il problema torna dunque ora a riproporsi, così come i dubbi sul cosa succederà dopo la mezzanotte, in uno scenario assolutamente unico.

"Siamo determinati a ridurre le entrate della Russia, comprese quelle provenienti dall'oro". Lo si legge nella dichiarazione finale del G7 sull'Ucraina. "Continueremo il nostro uso mirato di sanzioni coordinate per tutto il tempo necessario, agendo all'unisono in ogni fase", si aggiunge nella dichiarazione. L'export di oro è la seconda esportazione più redditizia della Russia dopo quella di energia - circa 19 miliardi di dollari all'anno - e la maggior parte di essa è destinata ai Paesi del G7. Quindi, tagliarlo, negando l'accesso a circa 19 miliardi di dollari di entrate all'anno, è significativo. Lo ha confermato anche il segretario di Stato Usa Antony Blinken in un'intervista alla Cnn, riportata sul sito del dipartimento di Stato. "Tutto ciò che abbiamo fatto fin dall'inizio, imponendo queste sanzioni senza precedenti e i controlli sulle esportazioni, sta avendo - sostiene Blinken - un profondo impatto sulla Russia. Anche se ottiene entrate petrolifere con prezzi più alti, non è in grado di spenderle a causa dei controlli sulle esportazioni. Non può acquistare ciò di cui ha bisogno per modernizzare il suo settore della difesa, per modernizzare la sua tecnologia, per modernizzare la sua esplorazione energetica, il che significa che nel tempo ognuna di queste aree andrà in declino". Già oggi si prevede che l'economia russa si ridurrà dell'otto-quindici per cento l'anno prossimo. Il rublo viene sostenuto artificialmente a caro prezzo.

Rodolfo Ricci

( 27 giugno 2022 )

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