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Usa-Ue

Ttip, le certezze europee iniziano a scricchiolare

di Manlio Masucci

A pedestrian walks past a wooden blockade built by Greenpeace activists at the main entrance of a conference centre where negotiators are expected to discuss the 12th Round of the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) in Brussels, Belgium, February 22, 2016.     REUTERS/Francois Lenoir

Più che di un processo negoziale, sembra oramai trattarsi di un lungo calvario. I negoziati per la definizione dell'accordo Ttip, l'accordo commerciale in via di definizione fra Usa e Unione Europa, continuano ad avvenire a porte chiuse ma la segretezza non sembra pagare fino in fondo. I documenti che trapelano, di tanto in tanto, dalla stanza dei bottoni alimentano infatti una infinità di interpretazioni che non fanno altro che innervosire ulteriormente una già preoccupata opinione pubblica. Gli ultimi leaks riguardano 13 capitoli segreti, per un totale di 240 pagine, entrati in possesso di Greenpeace e pubblicati dal giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung. Rivelazioni preoccupanti, secondo il quotidiano e l'organizzazione ambientalista, che confermano tutti i timori espressi fino ad ora. E a nulla valgono le smentite della Commissaria al Commercio dell'Ue, Cecilia Malmstrom, come sottolinea il britannico Independent pronto a calare i titoli di coda sul controverso trattato: gli ultimi leaks, argomenta il quotidiano, potrebbero rappresentare l'inizio della fine per il Ttip.

I testi trapelati, che saranno analizzati nel dettaglio nelle prossime settimane dagli addetti ai lavori, sembrano dunque confermare, ad una prima lettura, i timori della vigilia. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, gli americani punterebbero a scavalcare il principio di precauzione europea per immettere nel mercato europeo migliaia di prodotti attualmente banditi. Ogm e carne agli ormoni avrebbero dunque, secondo i divulgatori dei leaks, libero accesso in Europa scatenando una corsa al ribasso sugli standard qualitativi mentre le tutele ambientali non sembrano rientrare negli interessi dei negoziatori. Secondo l'organo di stampa tedesco, i negoziatori Usa avrebbero inoltre minacciato di bloccare le facilitazioni sulle esportazioni per l’industria automobilistica europea pur di ottenere i loro obiettivi. Un vero polverone su cui si è immediatamente espressa la Malmstrom che ha assicurato come “nessun trattato commerciale europeo abbasserà i livelli di protezione dei consumatori, la sicurezza del cibo o dell'ambiente”. Sarà, ma al di là delle assicurazioni, rimane vivo il problema degli eccessivi poteri concessi alle multinazionali che possono, attraverso i tribunali arbitrali sovranazionali, mettere in discussione le normative reputate di intralcio ai loro profitti. Gli Isds, i tribunali che garantiscono speciali diritti alle multinazionali nell'ambito dei trattati di nuova generazione, sono gli strumenti privilegiati che permettono alle multinazionali di aggirare le normative nazionali. E poco importa se le regole da scavalcare siano le stesse ottenute a seguito di anni di battaglie civili condotte nell'interesse pubblico. Se le norme non si possono cambiare, la soluzione migliore per il big business è dunque quella di renderle inutilizzabili facendo riferimento proprio all'istituto dei tribunali arbitrali sovranazionali. Gli Isds sono stati utilizzati in maniera estensiva nell'ambito degli accordi commerciali siglati negli anni passati e compaiono anche nel testo del Tpp, il trattato commerciale siglato fra gli Stati Uniti e altri undici paesi del versante pacifico. Tutto lascerebbe intendere come anche nel testo del Ttip gli Isds potrebbero trovare un posto di rilievo. Eppure, questo non avverrà. A seguito delle proteste dell'opinione pubblica, delle organizzazioni della società civile e dei sindacati globali e internazionali, l'Unione Europea ha infatti deciso di non inserire gli Isds nel trattato. Una vittoria per lavoratori, consumatori e contribuenti? Sì, ma molto probabilmente, una vittoria di Pirro. La decisione di riformare gli Isds annunciata nell'autunno del 2015 da Cecilia Malmstrom appare, nelle analisi delle organizzazioni internazionali impegnate nello studio dei trattati, come un escamotage per aggirare il dissenso diffuso. Gli Ics, l'Investment Court System, proposti dalla Ue si presentano infatti come una versione rimaneggiata degli Isds ma le questioni principali risultano ancora irrisolte, e in particolare il privilegio accordato alle multinazionali di aggirare le normative e le Corti nazionali.

Domani su Conquiste Tabloid speciale a cura di Arzilla, Masucci e Vitulano

 

( 5 maggio 2016 )

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