Martedì 5 maggio 2026, ore 17:55

Industria 

ArcelorMittal ferma tre impianti a Taranto, partono le proteste 

di Sara Martano

Sindacati in fermento preoccupati per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Per giovedì hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in concomitanza con un presidio a Roma. Intanto da domani scatta il blocco delle merci della fabbrica.  “Il tempo è abbondantemente scaduto”affermano Fim, Fiom, Uilm e Usb che ribadiscono: “ArcelorMittal non sarà mai un interlocutore affidabile. Il Governo intervenga immediatamente o sarà caos totale”.
Dopo l’annuncio di ArcelorMittal, nello stabilimento tarantino due settori del Laminatoio a Freddo, Zincatura 1 e Decapaggio, si fermano sino a data da destinarsi mentre il Treno nastri 2 riduce la marcia da 21 turni settimanali di lavoro a 15. Meno lavoro anche a Finitura nastri che scende da 15 a 10 turni di lavoro alla settimana.
Per i sindacati questa decisione causerà riduzioni di personale a cascata su tutti gli impianti di esercizio e manutenzione.
Oggi in fabbrica sono già 4mila i lavoratori in cassa integrazione Covid per altre 9 settimane, cominciate dal 14 settembre, e diversi impianti sono fermi, tra cui l’acciaieria 1 e l’altoforno 2 da metà marzo.
Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, che hanno scritto anche al presidente del Consiglio, ai ministeri competenti, alla procura e al prefetto della città jonica, queste ulteriori riduzioni di personale andranno a riflettersi in maniera negativa sulla sicurezza causando “un elevato rischio di incidente con serie ripercussioni per i lavoratori”.
Al siderurgico di Taranto si preannuncia quindi una ripresa della conflittualità per evidenziare ulteriormente al Governo quella che i sindacati ritengono una situazione giunta ormai al limite, “con una fabbrica dove la tensione tra gli operai è elevata”.
Oggi infatti, mentre era in corso la riunione tra sindacati e lavoratori sulle iniziative da mettere in campo, un gruppo di circa una sessantina di lavoratori ArcelorMittal ha bloccato la strada davanti alla fabbrica stanchi “dell’assordante silenzio, e del totale immobilismo registrato in queste interminabili ore da parte della politica e delle istituzioni”, immobilismo che secondo i sindacati “traccia oramai scontata l’incertezza sulle reali intenzioni del Governo italiano. Infatti, quest’ultimo si ostina a non convocare un incontro chiarificatore per il futuro e la gestione dell’attuale emergenza della fabbrica e di un intero territorio che da troppi anni si trascina”. 
 

( 21 settembre 2020 )

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