Partiamo da un dato positivo: è rallentata, a metà mattinata di oggi, la corsa del prezzo del petrolio dopo il balzo di quasi il 20%. Il Wti del Texas ora quota poco sotto la soglia dei 100 dollari al barile (99,8 dollari con un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì). Il Brent del Mare del Nord passa di mano a 103,1 dollari (+11%). Ieri si è tenuta in qualche modalità una riunione online dei paesi del G7 per il rilascio coordinato delle riserve strategiche di greggio allo scopo di frenare le quotazioni. Lo ha anticipato anche il Financial Times. La decisione, già presa in passato dopo l'invasione dell'Ucraina, coinvolgerebbe anche l'agenzia internazionale per l'energia (secondo il quotidiano tre paesi, fra cui gli Stati Uniti, sarebbero già d'accordo con la decisione).
Washington in particolare sarebbe orientata per un rilascio comune di una quantità fr ai 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% del totale delle riserve. La mossa è stata presa in passato solo cinque volte: due volte dopo l'invasione dell'Ucraina, una durante la prima guerra del Golfo e poi a seguito dell'uragano Katrina e dopo il blocco della produzione in Libia. E l’Italia? Sistema di monitoraggio dei prezzi e della loro trasparenza, fissazione di una percentuale di rialzo oltre la quale intervenire, rinunciando all'Iva 'aggiuntiva'. In vista del consiglio dei ministri di oggi i tecnici del Mef e del governo stano lavorando in queste ore su questi e altri dettagli per adattare, già in quella riunione, il decreto del 2023 sulle accise mobili alla nuova situazione verificatasi con la guerra all'Iran.
Difficile dire ancora quindi di quanto le accise saranno effettivamente tagliate, con consumatori e associazioni di impresa che chiedono riduzioni immediate di 10-15 centesimi lamentando un'impennata dei prezzi continua e punte, per il gasolio servito, fino a 2,6 euro al litro in autostrada e fra 1,8 e 2 euro per la benzina. Lo strumento delle accise mobili, che discende da un provvedimento dell'allora ministro Bersani del 2007, come ha ricordato il ministro dell'economia Giorgetti esiste già ed è pronto ma, rispetto alla legge di tre anni, deve essere modificato e definito in alcune sue parti. L'annuncio è arrivato in dalla premier Giorgia Meloni in un videomessaggio, confermando così le parole pronunciate nelle ore precedenti dal ministro dell'economa Giancarlo Giorgetti: "Stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili - ha detto Meloni - che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell'opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall'aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise".
La risposta è arrivata dopo il pressing di M5S e Pd, per voce sia della leader Elly Schlein che dei grillini Chiara Appendino e Mario Turco a favore di un intervento immediato tramite appunto la rinuncia al gettito aggiunto Iva incassato da parte dello Stato, in seguito alla crescita dei prezzi.
Di per sè, per raffreddare gli aumenti dei prezzi dei carburanti, il meccanismo è piuttosto semplice ma non automatico: in caso di crescita del prezzo del greggio stabile e sopra una certa percentuale e quindi, a cascata, del carburante, aumenta anche la base su cui si calcola l'Iva (al 22%) che finisce nelle casse pubbliche. Lo Stato può quindi rinunciare a quell'Iva aggiuntiva, non contabilizzata nelle previsioni di bilancio statale. utilizzandola per ridurre l'accisa, che è fissa ed è la terza parte (assieme al costo della materia prima) che costituisce il totale del prezzo alla pompa. Ma secondo la stessa norma, per attivarsi, lo strumento ha bisogno di un decreto del Mef di concerto con il Mase e che il rialzo dei prezzi sia stabile e non sia quindi una fiammata temporanee. Il testo del provvedimento del 2023 infatti recita che il taglio delle accise «possa essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento» rispetto all'ultimo Def. Non è specificata, però, la percentuale di aumento per intervenire, che prima era del 2%. La norma tiene anche conto «dell'eventuale diminuzione» nella media del quadrimestre precedente.
Rodolfo Ricci
