Al via le audizioni sul Documento di finanza pubblica (Dfp) nelle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Nella Sala del Mappamondo di Montecitorio si è cominciato ieri pomeriggio e si concluderanno oggi con l'intervento del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Bisogna premettere che la fotografia scattata dal Documento di finanza pubblica rischia di essere già vecchia. La guerra ha complicato il quadro, costringendo il governo a rivedere in peggio le previsioni formulate sei mesi fa. Ma vista l'incertezza del momento, le nuove stime, segnala l'Ufficio parlamentare di bilancio, potrebbero essere presto riviste. Mentre con le crescenti pressioni di spesa, legate alla guerra e agli impegni per la difesa, avverte l'Ocse, rischia di profilarsi la necessità di una pesante "correzione di bilancio". Il primo a mettere le mani avanti sulle stime del Def, in realtà è stato proprio Giorgetti, presentando il Dfp che rinvia al 2027 l'uscita dalla procedura di infrazione: le stime sono "già oggi discutibili" e "richiederanno aggiornamenti", ha spiegato. All'orizzonte c'è un potenziale peggioramento della crescita, che il governo ha fissato allo 0,6% per quest'anno e il prossimo e allo 0,8% nel 2028.
A prospettarlo è lo stesso Dfp, che traccia uno scenario di rischio caratterizzato dal prolungarsi della guerra, con aumento dei prezzi di petrolio e gas, aumento dei tassi di rendimento del Btp, deprezzamento dell'euro e indebolimento del commercio mondiale. "Di conseguenza, sarà necessario ridefinire le priorità' e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa".
"Noi stiamo studiando il documento di finanza pubblica presentato nei giorni scorsi", ha detto la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola intervenendo a Taranto all'iniziativa 'Voci di Donne: la sfida della partecipazione'. "La situazione economica è sotto gli occhi di tutti, bisogna stare sul merito delle questioni", ha spiegato. Delusione per i tempi sull'uscita dalla procedura di infrazione: "Auspicavamo di uscirne prima, ma un'ulteriore guerra ha cambiato lo scenario". Per Fumarola, è necessario "evitare di agire a pezzi e avere una visione complessiva". Per questo ha rilanciato la proposta di un patto della responsabilità già avanzata al governo:
"Deve partire da salari e pensioni, con produttività da redistribuire sulle retribuzioni". Accanto a questo innovazione, formazione, contrattazione e partecipazione. "Questa è la nostra ricetta", ha ribadito, indicando anche le priorità di sistema: "Sanità, welfare, scuola e ricerca". Infine l'orizzonte del Pnrr: "Il 2026 è l'anno della sua conclusione, dobbiamo farci trovare pronti o rischiamo di tornare indietro".
Ma In questo momento storico "abbiamo bisogno che l'Europa faccia l'Europa, quindi serve sforare il Patto di stabilità. Non possiamo pensare che si continui con gli aiuti di Stato come sta pensando l'Europa, ma serve fare debito, nuovo debito pubblico, per far sì che vengano aiutate le imprese e le famiglie, in un momento così difficile con il caro energia e con il conflitto del Golfo". Lo rimarca il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ospite di Cinque minuti.
Orsini riporta il caso della Germania che due settimane fa ha varato una misura da 26 miliardi per l'energia. "Noi non ce lo possiamo permettere, quindi non ci possono essere Stati di categoria A o di categoria B. L'Europa è unica, io sono un europeista convinto, però l'Europa in questo momento deve fare il proprio mestiere e quindi deve aiutare anche gli Stati che purtroppo nel passato non hanno fatto i compiti a casa». «Io credo che in questo momento serva una responsabilità sugli argomenti che sono fondamentali per il Paese, come sull'energia". E che su questo - insiste Orsini - serva un patto di responsabilità di tutti i partiti politici.
Rodolfo Ricci
