Giovedì 15 gennaio 2026, ore 14:52

Istat 

Focolai di instabilità nel 2026: in Italia quadro di crescita debole 

È un dato consolidato. Negli ultimi mesi del 2025, l'attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d'interesse hanno ridotto l'incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell'economia mondiale. Ma l'inizio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento dell'attività economica a livello internazionale per l'anno in corso. E’ questo il quadro delineato dall’Istat nella nota sull'andamento dell'economia. In Italia, dove nel terzo trimestre 2025 si registra un contenuto incremento congiunturale del Pil (+0,1% e +0,6% in termini tendenziali, come rivisto nei dati diffusi il 28 novembre scorso), "i dati ad alta frequenza più recenti segnalano un indebolimento generalizzato dell'economia a ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente.

Si evidenzia - prosegue l'Istat nella nota sull'andamento dell'economia nei mesi di novembre e dicembre 2025 - un quadro di crescita debole rispetto alla media dell'area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori". Quanto all'inflazione Ipca, a dicembre scorso la crescita annua dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo nel Paese è stata pari all'1,2%, "ancora nettamente inferiore" alla media dell'area euro (+2,0%). Il confronto con gli altri principali paesi dell'area evidenzia, per l'Italia, un'inflazione più contenuta rispetto alla Germania (+2,0%) e alla Spagna (+3,0%), più elevata rispetto alla Francia (+0,7). Sulla base dei dati provvisori, l'indice nel 2025 è stato pari all'1,7% in Italia e al 2,1% nell'area euro.

In ogni caso crescono le aspettative di un calo dell'inflazione tra i consumatori a fine 2025. A dicembre scorso sale infatti al 43,2% la quota di coloro che si attendono un calo dei prezzi nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati (era il 41,5% a novembre), mentre si riducono le attese di aumento (41,8%; 43% a novembre) e quelle di stabilità (13,2%; da 13,7%). Poi l’istituto di statistica ha analizzato i diversi comparti della nostra economia. Il settore farmaceutico in Italia "sta sperimentando una fase di forte dinamismo, superando in modo rilevante la performance dell'intero comparto manifatturiero, sia in termini di produzione sia di scambi commerciali". Tra gennaio e ottobre 2025, l'export di prodotti farmaceutici è aumentato in media del 33,7% e l'import del 44,6%, rafforzando il peso del settore che si attesta a oltre il 10%, dell'interscambio nazionale. Sempre nella nota sull'andamento dell'economia italiana dei mesi di novembre e dicembre 2025. si evidenzia come gli Stati Uniti, abbiano svolto un ruolo centrale per la crescita delle esportazioni nazionali di prodotti farmaceutici diventando il principale partner commerciale per l'Italia.

Nel dettaglio, le esportazioni italiane in valore di prodotti farmaceutici dirette verso il mercato statunitense hanno registrato un graduale aumento nel corso dell'ultimo decennio, evidenziando una forte accelerazione dopo la pandemia di Covid: tra il 2022 e il 2024 sono cresciute, in media, di oltre il 30% (contro una media Ue del +17,7%). Nello stesso periodo le importazioni di prodotti farmaceutici sono aumentate in misura anche maggiore (+40,5% contro il +16,7% per la media europea). Infine una analisi tra il Nord e il Sud d’Italia. Infatti, cresce il numero degli ospiti e delle strutture socio sanitarie e socio assistenziali ma è forte il divario nell'offerta. Al primo gennaio 2024, riferisce il report dell'Istat, in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un'offerta complessiva di circa 426 mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all'anno precedente).

L'offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4. Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all'anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne. "Nei presidi operano complessivamente quasi 395 mila unità di personale: 355 mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4 mila operatori del servizio civile".

Rodolfo Ricci

( 13 gennaio 2026 )

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