Martedì 30 giugno 2026, ore 21:27

Forum Sintra 

Lagarde: spazio per agire sui tassi ma senza corsa ai rialzi 

Partiamo da un dato italiano positivo. Secondo le stime preliminari dell'Istat, nel mese di giugno 2026 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e del +3% su base annua (da +3,2% del mese precedente). Lo comunica l'Istituto. Il lieve rallentamento dell'inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,5%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +1,1%); in accelerazione sono invece i prezzi degli energetici, regolamentati (da +5,6% a +9,3%) e non regolamentati (da +12,5% a +12,9%).

Si riduce il tasso di variazione tendenziale dei prezzi del "carrello della spesa" (da +1,9% a +1,6%) così come l'inflazione di fondo (da +1,7% a +1,6%). In pratica, l'inflazione acquisita a giugno, per il 2026, resta stabile. Sembrerebbe che i dati del nostro Istituto di statistica siano arivati fino a Sintra, alle orecchie di Christine Lagrde. "L'economia europea è divenuta resistente negli scorsi anni agli shock economici e questo lascia »spazio di manovra« alla Bce per nuovi rialzi dei tassi se necessario che saranno però graduali senza ripetere la corsa del 2022-2023".

Aprendo il forum Bce di Sintra, uno dei principali appuntamenti della politica monetaria dove sono presenti anche i presidenti della Federal Reserve e della Bank of England (oltre al nostro Fabio Panetta) la numero uno di Francoforte ha sottolineato come occorra ritornare alle basi: agire in una maniera misurata e prendere decisioni riunione per riunione. Rispetto a qualche anno fa quindi politica monetaria ora si trova in una posizione differente. "Non abbiamo più bisogno di agire con la stessa forza di allora e possiamo farlo con la politica dei tassi senza strumenti non convenzionali". Lagarde ha detto che non c'è più bisogno "di complesse forme di forward guidance ma si decide riunione dopo riunione", tornando così alle origini» senza l'utilizzo di strumenti «non convenzionali.

La forza dell'economia dell'Eurozona e un sistema bancario robusto grazie anche alle norme varate in questi anni, permettono di pensare a usare la leva della politica monetaria senza che una stretta possa diventare essa stessa fonte di stress finanziario. Lagarde ha così difeso il recente rialzo di giugno dei tassi di 25 punti base rilevando come non si "è trattato della stipula di una polizza assicurativa" per difenderci dai rialzi dei prezzi ma di una decisione basata appunto sulle proiezioni e le stime. Il mercato guarda ora alle prossime mosse della Bce con un probabile nuovo aumento a settembre. Certo l'incertezza resta alta e la guerra nel Golfo ha innecascato pressioni inflazioni "significative".

Le riforme come alternativa all’aumento dei tassi di interesse. Agire prima che lo facciano gli altri. E’una Christine Lagarde che rivendica l’operato della Banca centrale europea che presiede ma che intende respingere critiche e accuse, quella che interviene al Forum delle Banche centrali a Sintra. Proferisce un discorso lungo, articolato, al cui interno inserisce una precisazione che suona di monito e reprimenda e che lascia intendere che se la politica interviene per tempo e con determinazione la Bce potrebbe anche risparmiare scelte che poi pesano su famiglie e imprese.

Perché l’aumento dei tassi si ripercuote su chi ha bisogno di prestiti, che siano per la casa o per affari. Se la prende con chi attende e si culla sugli allori, Lagarde: "Aspettative stabili a lungo termine possono potenzialmente indurre i responsabili delle politiche economiche a ritardare la risposta a un’inflazione già superiore all’obiettivo e percepita da famiglie e imprese, anche quando le previsioni e i dati in arrivo suggerirebbero un intervento". Tradotto: i governi si adoperano solo di fronte a crisi o shock conclamati. Vero è, continua la presidente della Bce, che "se i responsabili delle politiche economiche agiscono per prevenire un futuro sgancio del tasso di interesse, non esiste un modo affidabile per valutare di quanto sia necessario aumentare i tassi, né per sapere a posteriori se una risposta preventiva fosse necessaria o eccessiva".

Rodolfo Ricci

( 30 giugno 2026 )

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