Mercoledì 13 maggio 2026, ore 4:45

Report Istat 

Prospettive economiche incerte, frenate da guerra ed energia 

I dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando una forte riduzione nell'offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Le prospettive restano incerte, strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico". Lo scrive l'Istat nella Nota sull'andamento dell'economia, sottolineando che nel primo trimestre dell'anno "il ciclo economico internazionale è caratterizzato da un marcato dinamismo della regione asiatica, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente debolezza in Europa".

Dunque, le prospettive dell'economia mondiale restano dunque incerte, afferma ancora l'Istituto di statistica, sottolineando tra l'altro che l'inflazione globale, che sembrava in fase di rientro, ha subito nuovi rialzi, costringendo le banche centrali a sospendere il ciclo di tagli dei tassi d'interesse previsto per la primavera. La dimensione dell'impatto economico della crisi attuale rimane di difficile valutazione, ma la persistente compromissione delle rotte di approvvigionamento e delle infrastrutture energetiche presenti nell'area suggerisce che il mercato non abbia ancora interamente scontato gli effetti di un eventuale conflitto di lunga durata. Quanto all'economia italiana, nel primo trimestre il Pil - ricorda - secondo la stima preliminare, ha registrato una crescita dello 0,2% su base congiunturale, "proseguendo il percorso di crescita iniziato nel secondo semestre 2025. La performance dell'economia italiana è stata migliore di quella francese (+0,0%) ma peggiore di quella spagnola e tedesca (rispettivamente +0,6% e +0,3%)". La variazione acquisita per il 2026 è pari a +0,5%.

Poi, le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente: lo afferma sempre l'Istat questa volta secondo le stime condotte con il modello di micro-simulazione FaMiMod, premettendo che l'impennata inflazionistica registrata tra il 2022 e il 2023 e le recenti pressioni al rialzo dei prezzi hanno riacceso il dibattito sul drenaggio fiscale (fiscal drag), il fenomeno per cui l'aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso scaglioni d'imposta più alti, aumentando l'aliquota media. "Un ruolo cruciale - sottolinea l'Istat - è stato svolto dal passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all'Assegno unico, la cui legge istitutiva ne prevede l'indicizzazione al costo della vita. Le misure hanno avuto un forte profilo redistributivo, favorendo i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre i pensionati e i redditi più elevati risultano penalizzati o non interamente compensati".

Bisogna sottolineare che la crescente competitività della Cina e la penetrazione del mercato domestico europeo rappresentano una sfida. Ma le importazioni dalla Cina possono anche esercitare effetti positivi sia sulla produzione industriale - quando riguardano beni intermedi come l'alta tecnologia - che sulla crescita economica europea. È la conclusione cui arriva uno studio della Bce sull' 'Impatto dell'ascesa industriale della Cina sull'area euro', con un importante 'caveat': gli effetti positivi sul Pil a breve termine "non tengono conto de rischi di lungo termine, come il potenziale effetto di una sostituzione nella produzione e altri rischi strutturali e vulnerabilità strategiche".

Rispetto ai primi anni 2000, le importazioni dell'area dell'euro dalla Cina hanno registrato recentemente una crescita più marcata nei settori manifatturieri avanzati (come l'elettronica e l'automotive) rispetto ai settori manifatturieri tradizionali (come il tessile e l'arredamento) e nei prodotti intermedi anziché finali. E il recente aumento delle esportazioni cinesi verso l'area dell'euro si è accompagnato a un calo delle importazioni cinesi dall'area dell'euro dal 2021.
Le analisi della Bce indicano che un'aumentata esposizione alle importazioni di beni intermedi dalla Cina si è accompagnata a un incremento dello 0,6% della produzione industriale, mentre "un aumento medio annuo delle importazioni di beni finali si è associato a un calo della produzione di circa un punto percentuale".

Rodolfo Ricci

( 12 maggio 2026 )

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