Martedì 3 febbraio 2026, ore 12:09

Vertice maggioranza 

Sicurezza, in arrivo stretta nel nuovo decreto 

La premier Meloni ha presieduto lunedì mattina a Palazzo Chigi una riunione per fare il punto sui recenti gravi episodi di violenza contro le forze dell'ordine e sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell'ordine pubblico. Al vertice hanno preso parte i vicepremier Tajani (in collegamento da Palermo) e Salvini, i ministri Piantedosi, Crosetto e Nordio, i sottosegretari Mantovano e Fazzolari, il capo della Polizia Pisani, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza De Gennaro. Meloni e il Governo - si legge in una nota di Palazzo Chigi - ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell'ordine e, in questa delicata fase - anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein - intendono rivolgere all'opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale. Per questo, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro dell’Interno Piantedosi.
Alcune misure in discussione sono già contenute nel decreto che dovrebbe essere approvato domani: dallo scudo penale per gli agenti (cioè la tutela processuale per evitare l’automatica iscrizione nel registro degli indagati quando l’uso delle armi o della forza avviene per legittima difesa o stato di necessità) alla stretta sui coltelli ai minori. Nelle bozze circolate negli ultimi giorni era previsto tra le altre cose il fermo di prevenzione. Una misura ritenuta fondamentale per consentire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni, con la possibilità di trattenere fino a 12 ore per accertamenti i sospettati di ”costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l'incolumità pubbliche” in base a ”elementi di fatto, al possesso di armi, strumenti atti ad offendere, o all'uso di caschi o altri strumenti per camuffare il volto”. Ma su questo punto servirà più tempo.
Alla vigilia del vertice di maggioranza il vicepremier leghista Salvini ha proposto di obbligare gli organizzatori dei cortei a depositare una cauzione a copertura di eventuali danni. Frena Forza Italia, iInsorgono i sindacati. ”Proposta assolutamente impropria e incostituzionale. A chi non ha le possibilità economiche si toglie il diritto di manifestare?”, replica la Cgil che annuncia la contestazione della norma in ogni sede se dovesse arrivare in Parlamento.
E la segretaria generale della Cisl Fumarola osserva: ”Ogni forma di violenza come quella di Torino va condannata senza ambiguità e perseguita, individuando i violenti e facendo loro pagare i danni. Il sindacato confederale ha sempre respinto questi comportamenti, dentro e fuori i luoghi di lavoro, anche pagando un prezzo altissimo”. La Cisl esprime piena solidarietà e vicinanza all'agente ferito e, attraverso di lui, a tutte le persone in divisa coinvolte negli scontri.Fumarola parla di ”donne e uomini che ogni giorno svolgono un lavoro essenziale e che troppo spesso sono chiamati a operare in condizioni di forte pressione, carenze di organico, oggettivo disagio. La Cisl - prosegue - continuerà a difendere il diritto alla protesta pacifica, nella convinzione che la democrazia si rafforzi solo con il rispetto reciproco”. Al tempo stesso, aggiunge Fumarola, ”non si deve mai confondere chi semina caos con chi organizza manifestazioni e mobilitazioni democratiche, esercitando un diritto garantito dalla costituzione, sul quale non può gravare alcuna intimidazione”.
Intanto la Fim Cisl definisce ”una vergogna di Stato la richiesta di condanne penali per la manifestazione sindacale che si è svolta a Bologna il 20 giugno 2025, organizzata per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Siamo di fronte a una legge sbagliata, da cambiare. È inaccettabile che, in un Paese democratico, lavoratrici e lavoratori che scendono in piazza per conquistare un contratto nazionale - scaduto da oltre un anno, dopo otto mesi di negoziato interrotto e più di 40 ore di sciopero - debbano essere esposti al rischio di procedimenti penali. Abbiamo contestato queste norme fin dal primo momento, perché introducono la sanzione penale per le manifestazioni sindacali che incidono sulla mobilità, colpendo di fatto l’esercizio di un diritto costituzionale”. A quella manifestazione, osserva il segretario generale Fim Uliano, ”hanno partecipato oltre 10.000 metalmeccanici e si è svolta in modo pacifico, ordinato e responsabile. Non vi è stato alcun blocco stradale, ma esclusivamente il normale deflusso delle lavoratrici e dei lavoratori lungo il corteo”. Conclude Uliano: ”L’unico vero fatto ’illecito’ in quella vicenda è stato il mancato rinnovo del contratto nazionale, causato dall’irresponsabile chiusura delle imprese metalmeccaniche. La correttezza della nostra azione era talmente evidente che il giorno successivo siamo stati convocati dal Ministro del Lavoro. In quella sede il Governo ha espresso attenzione e vicinanza, invitando esplicitamente Federmeccanica a riprendere il negoziato e a rispondere alle legittime richieste dei lavoratori. Nessun rilievo è stato mosso nei confronti delle organizzazioni sindacali”.
Giampiero Guadagni

( 2 febbraio 2026 )

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