Sul fronte lavoro, a dicembre il tasso di disoccupazione scende ancora, al 5,6%, dopo aver già toccato a novembre (5,7%) il livello più basso dall'inizio delle serie storiche nel 2004. Lo indica l'Istat diffondendo i dati provvisori su occupati e disoccupati. Il tasso di occupazione scende al 62,5%. Nell'anno, a dicembre 2025 il numero di occupati supera quello di dicembre 2024 dello 0,3% (+62mila unità). Il tasso di occupazione, in un anno, risulta invariato. Il tasso di inattività sale al 33,7% (33,5& a novembre).
Il numero di occupati, pari a 24 milioni 142mila, è in calo rispetto al mese precedente. Diminuiscono i dipendenti a termine (2 milioni 405mila), crescono gli autonomi (5 milioni 227mila) e risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 511mila). Rispetto a dicembre 2024, l'occupazione aumenta (+62mila occupati in un anno), come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+161mila) e degli autonomi (+147mila) parzialmente compensata dal calo dei dipendenti a termine (-245mila).
Tutti dati che si incrociano con quello sulle retribuzioni contrattuali, che crescono recuperando in parte l'inflazione registrata negli anni seguenti la pandemia, ma in termini reali restando ancora inferiori a quelle del 2021 di oltre sette punti.
Anche in questo senso è fondamentale il confronto tra le parti sociali. Sicurezza sul lavoro, contrattazione e rappresentanza con l'obiettivo tra gli altri di combattere gli accordi pirata. Riparte da questi temi il tavolo tra Cgil, Cisl e Uil con Confindustria e anche con le altre associazioni datoriali. Un percorso che sindacati e imprese puntano a portare avanti nelle prossime settimane. Dopo l'ultimo incontro tra i vertici a settembre scorso, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - Landini, Fumarola e Bombardieri - e il presidente di Confindustria Orsini, si sono rivisti nella foresteria degli industriali. Il primo risultato è la convergenza sui temi e la disponibilità a lavorare insieme.
Fumarola parla di ”importante cammino, che stiamo avviando anche con le altre organizzazioni imprenditoriali. Dobbiamo continuare in questo percorso per convergere verso il patto della responsabilità. Abbiamo ripreso questo cammino sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sul quale non possiamo mollare di un centimetro. Abbiamo anche affrontato il tema dei salari che sarà approfondito in tavoli successivi. Ci siamo occupati di rappresentanza perché nel momento in cui valutiamo che il tema dei contratti pirata è da affrontare e risolvere, così come ci ha anche indicato il presidente Mattarella, è chiaro che questo fa il paio con chi firma cosa e per chi. Bisogna capire che tipo di contrattazione funziona per dare una risposta in termini di salari, di aumento della produttività. Noi pensiamo che la contrattazione di secondo livello sia lo strumento più efficace per dare risposte alle persone, è efficace perché tanto più è vicino alle persone che lavorano, tanto meglio saprà interpretare quei bisogni”.
Sottolinea Landini: ”Abbiamo definito un percorso stringente su salute e sicurezza, le questioni che riguardano i perimetri contrattuali, la rappresentanza e anche il patto della fabbrica, soprattutto per quello che riguarda le questioni salariali. Sono argomenti molto importanti perché sono quelli che riguardano la vita delle persone che noi rappresentiamo ed è importante che ci sia questa disponibilità a lavorare”.
Anche per Bombardieri l’incontro è stato positivo. ”Siamo ancora nella fase del confronto, però parlare tutti insieme della necessità di combattere il dumping contrattuale, di misurare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali, credo sia già un passo molto importante”.
Tutti temi al centro anche del confronto con Confesercenti. In programma anche incontri con Confcommercio e con le cooperative.
Intanto via libera dal Cdm al decreto Pnrr, il provvedimento con le nuove misure per accelerare la realizzazione del Piano prima della tagliola di giugno 2026 e un pacchetto di semplificazioni burocratiche. Salta la norma cosiddetta ”salva-imprenditori”, anche a seguito di una serie di interlocuzioni con gli uffici del Quirinale che avrebbero espresso dubbi tecnici sulla norma. La misura prevedeva che, in caso di condanna per retribuzioni inadeguate in base all'articolo 36 della Costituzione, i datori di lavoro non dovessero versare gli arretrati ai dipendenti, se avevano applicato i compensi previsti dal contratto collettivo. È la terza volta che questa norma compare in un provvedimento del governo per poi non essere approvata. Era già successo con il decreto Ilva, la scorsa estate, e successivamente con un emendamento alla manovra. Contro la misura si erano espressi i sindacati confederali. Il segretario confederale Cisl Pirulli aveva parlato di ”una disposizione che indebolisce le tutele per lavoratori e lavoratrici e riduce la piena esigibilità dei diritti retributivi e contributivi. Per la Cisl il principio della giusta retribuzione non può essere messo in discussione”.
Giampiero Guadagni
