Martedì 21 novembre 2017, ore 11:22

Quotidiano di informazione socio‑economica

Allarme della Femca Cisl

Rischiamo la desertificazione industriale

Segretario, dopo l'uragano che si è abbattuto sul centro Oli di Viggiano nell'ambito della maxi inchiesta sulle attività estrattive in Val D'Agri che ha portato come conseguenza diretta la chiusura degli impianti, quali impegni l'Eni ha messo in atto nei confronti dei lavoratori?

Lo scorso 28 aprile, successivamente al blocco degli impianti deciso dalla Procura, l’Eni ha siglato a Potenza, in sede confindustriale, un’intesa con le Federazioni territoriali di Femca Cisl, Filctem Cgil, Uiltec Uil insieme alla Rsu del Centro Oli, per la sospensione della cigo. È stata inoltre definita una serie di misure alternative che dovrebbero permettere di evitare disagi ulteriori ai circa 400 lavoratori del Gruppo Eni, operanti nel sito di Viggiano: 90 posizioni lavorative a presidio degli impianti del Centro Oli; disponibilità a trasferimenti volontari in Italia e all’estero presso altri impianti Eni; smaltimento del monte ferie e delle ore a recupero; rientro a Gela dei 90 lavoratori trasferiti a Viggiano dal sito siciliano. Questi provvedimenti condivisi dovrebbero permettere di garantire l’equilibrio occupazionale per un trimestre, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

Federpetroli ha definito il blocco del Cova da parte di Eni un suicidio aziendale. Condivide questa affermazione?

No. Premesso che Eni in questo sito produttivo, come in altri ha investito fortemente su salute, sicurezza e ambiente, credo che il sequestro parziale degli impianti non permetta il mantenimento dell’attività produttiva sicura e continua. Abbiamo potuto verificare questo aspetto con i nostri rappresentanti aziendali, che conoscono al meglio il ciclo dell’estrazione del petrolio e del gas in Val d’Agri. Si potrebbe, a condizioni tecniche accertate, valutare di percorrere la strada del Decreto Ilva, cioè l’uso parziale dell’impianto essendo un sito strategico.

Secondo lei quali scenari si potrebbero aprire nell'eventualità che anche la Cassazione rigetti il ricorso dell'Eni sul dissequestro degli impianti?

Speriamo che la decisione sia positiva, ma nel caso contrario, la situazione sarebbe estremamente pericolosa e preoccupante sul piano occupazionale, economico e, di conseguenza, sociale, nel territorio lucano e con ripercussioni economiche anche a livello nazionale. È per questo che alcune toghe, quando prendono certe decisioni, dovrebbero tener conto delle conseguenze su larga scala. Viggiano al momento garantisce il 70% della produzione nazionale di petrolio e il 22% di gas naturale; per un Paese come il nostro che importa oltre l’80% dell’energia per coprire il fabbisogno nazionale (di idrocarburi fossili il 90%), è facilmente individuabile la centralità del Centro Oli. Chi, come la delegazione della Femca nazionale, ha avuto la possibilità di recarsi in Val d’Agri si è reso conto con i propri occhi di quale sarebbe la condizione e la prospettiva di questo territorio ad attività di estrazione ferme. Il rischio di desertificazione industriale e occupazionale è serio. Quattrocento lavoratori diretti e circa 3mila nell’indotto derivanti dagli impianti pagherebbero uno scotto salatissimo, per non parlare di tutte le attività collaterali e del tenore di vita della Val d’Agri, che non potrebbero mai essere surrogati, come afferma illusoriamente qualche politico, dall’avvio di agriturismi o iniziative culturali, attività sicuramente nobili, ma neanche minimamente sostitutive in termini di ricchezza prodotta e occupazione. Abbiamo fiducia nella Magistratura, ma si agisca saggiamente e nel breve tempo o non sarà possibile sostenere questa situazione a lungo. Conosciamo la professionalità e l’impegno dei lavoratori Eni, la cultura e la sensibilità da loro espressa verso il lavoro, l’ambiente e la sicurezza. I lavoratori non sono inquinatori. Una volta individuate le responsabilità qualcuno pagherà, ma noi siamo convinti della qualità del lavoro dei nostri rappresentati. Abbiamo sempre sostenuto come Femca Cisl l’impegno per la sostenibilità delle produzioni industriali,manon accettiamo un’aprioristica criminalizzazione. Infine, rammentiamo che il blocco della produzione del sito produttivo di Viggiano potrebbe danneggiare anche l’attività della Raffineria di Taranto, alimentata tramite oleodotto dalla Val d’Agri. Al momento Eni garantisce il greggio a Taranto con ulteriori importazioni, ma per quanto sarà possibile sostenere tale condizione? Finché il prezzo del barile resterà al di sotto dei 50 dollari?

Oltre ai dipendenti Eni in ballo ci sono circa 3 mila lavoratori dell'indotto. Come sindacato state valutando la possibilità di mettere in campo azioni comuni tra le diverse federazioni di categoria?

Ad oggi la Cisl Basilicata sta garantendo un ottimo lavoro di coordinamento; se ci fosse la necessità metteremo a disposizione anche la collaborazione della Femca nazionale. Il settore dell’ upstream genera un alto tasso di indotto, dalle attività meccaniche a quelle edili, a quelle logistiche e di trasporto, dall’ingegneria, ai servizi di impiantistica propria del petrolio. Siamo pronti a sostenere l’impegno a favore di questi lavoratori in difficoltà, di concerto con le altre federazioni di categoria e nell’ambito del coordinamento confederale.

Sempre in Basilicata, nella valle del Sauro, sono in costruzione gli impianti per il nuovo giacimento petrolifero Tempa Rossa. Un progetto che prevede 8 pozzi (di cui 6 già perforati), un centro oli, un centro di stoccaggio Gpl, oltre a varie infrastrutture. Quali prospettive occupazionali potrà avere questo sito?

Prospettive molto interessanti e qualificanti sul piano professionale. Al momento sono occupati in Total E&P, a Corleto Perticara, poco meno di 60 addetti; ci sarebbero le condizioni per un ulteriore sviluppo occupazionale. Da anni abbiamo sostenuto, come Federazioni di categoria, l’importanza strategica di Tempa Rossa, considerando fondamentale lo sblocco delle attività. Anche in questo caso, chiediamo rapidità nell’accertare eventuali responsabilità. La Basilicata, come in generale il Mezzogiorno, ha bisogno di investimenti importanti per invertire una condizione economica e sociale drammatica. D’altro canto, le aziende non ricoprano il ruolo antagonista di “matrigne”, proiettate solo su se stesse, bensì si trasformino in “madrine”, che si preoccupano del benessere della comunità, che investono pensando al futuro e valorizzano produzioni sostenibili, tali da garantire lo sviluppo industriale del territorio.

Restiamo nell'ambito del progetto di costruzione del sito Tempa Rossa, il sindacato degli edili lamenta difficoltà di relazioni con la Total E&P Italia, l'operatore incaricato dello sviluppo del progetto. Per la Femca come sono le relazioni industriali con questa azienda?

La Total E&P Italia è da poco inserita nel sistema di relazioni sindacali di questa area contrattuale. Spesso capita che i vertici francesi siano condizionati da esperienze diverse, non in sintonia con la nostra tradizione negoziale. Tuttavia si stanno facendo progressi, seppur graduali e rallentati da momenti, anche recenti, di conflittualità. Abbiamo comunque una rappresentanza organizzata sia presso la sede di Roma che presso quella di Corleto Perticara. Recentemente abbiamo siglato alcuni significativi accordi di secondo livello sul premio di partecipazione e sul welfare aziendale. Un'ultima domanda.

Per domani, la Femca Cisl, insieme con Filctem Cgil e Uiltec Uil, ha organizzato una nuova giornata di sciopero e mobilitazione a sostegno della vertenza Eni. Quali sono le vostre rivendicazioni all'azienda e al Governo?

Manifesteremo in Piazza del Pantheon, mobilitando i lavoratori del Gruppo, come stiamo facendo da mesi, per ribadire il ruolo strategico dell’Eni in Italia e per le prospettive industriali ed energetiche del Paese. L’Eni dovrà rilanciare gli investimenti ed evitare di cedere asset importanti comela Versalis. Riteniamo fondamentale che Eni non consegni la chimica a fondi stranieri che consideriamo una scarsa garanzia di continuità. Al Governo chiediamo di giocare un ruolo non silente nella vicenda e che si faccia garante di operazioni di stabilità per la chimica Eni, impegnando magari anche capitali pubblici o comunque capitali italiani.

Sara Martano

( 12 maggio 2016 )

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