Martedì 16 ottobre 2018, ore 13:08

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Automotive, nei prossimi anni almeno 70mila i posti a rischio

Dopo lo scandalo del dieselgate, l’industria dell’auto a livello mondiale preme l’acceleratore della transizione all’ibrido e all’elettrico. Ma c’è un “ma”: con i nuovi standard di emissioni Co2 e la trasformazione dell’industria automobilistica, solo in Europa, rischiano di saltare tra i 70mila e i 200mila posti di lavoro. A lanciare l’allarme è il sindacato europeo dell’industria, IndustriAll Europe, che nei giorni scorsi ha presentato al Parlamento europeo i risultati di uno studio commissionato dal sindacato Ig Metall al Fraunhofer Institute sulle ricadute occupazionali nel settore dell’automotive.

L'Istituto Fraunhofer ha sviluppato 3 scenari che stabiliscono l'impatto della decarbonizzazione dell'industria automobilistica sull'occupazione. Il primo scenario ipotizza che la flotta di automobili costituirà il 15% di veicoli ibridi plug-in, il 25% dei veicoli elettrici; il resto è composto da motori convenzionali. In questo scenario, l'occupazione nella produzione di gruppi motopropulsori diminuirebbe dell'11% entro il 2030. Secondo il secondo scenario più ambizioso (20% di veicoli ibridi plug-in e 40% veicoli elettrici), l'impatto sarà -18 %. Il terzo scenario molto ambizioso con l'80% di veicoli ibridi plug-in e il 10% di veicoli elettrici rivela che la produzione di propulsori richiederebbe il 35% di lavoratori in meno.

Se estrapoliamo queste cifre in tutta Europa, nel primo scenario, 67mila lavoratori automobilistici rischiano di perdere il lavoro. Nel secondo scenario, la perdita di posti di lavoro quantificata dal Fraunhofer Institute sale a 108mila e nel terzo scenario addirittura a 210mila posti a rischio cancellazione.

Secondo Luc Triangle, segretario generale di industriAll Europe "lo studio Fraunhofer è molto importante in quanto valuta l'impatto sull'occupazione dei diversi scenari di decarbonizzazione nel settore automobilistico in particolare, mentre finora la maggior parte delle valutazioni d'impatto ha seguito un approccio più macroeconomico. Per noi, lo studio mostra chiaramente che i futuri standard di emissione devono essere il risultato di un compromesso equilibrato tra obiettivi diversi: evoluzione sociale, ecologica ed economica”.

Da qui l’appello dei sindacati Ig Metall e IndustriAll Europe per un accordo equilibrato che assicuri una transizione sostenibile ed efficace dai motori convenzionali ai motori alternativi. Un appello rivolto in primo luogo ai politici europei, perché cerchino di individuare un percorso ottimale in grado di riconciliare le esigenze ambientali con quelle sociali e perché - ha concluso Triangle - “se vogliamo che questa transizione avvenga, l'accettazione sociale da parte dei lavoratori del settore automobilistico è una necessità assoluta".

( Articolo completo di Ester Crea domani su Conquiste Tabloid )

( 11 giugno 2018 )

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