Martedì 31 gennaio 2023, ore 23:42

Strasburgo 

Ue: un Patto di stabilità per favorire gli investimenti 

A Strasburgo sono tutti d’accordo,pur con sensibilità differenti, naturalmente. Su un punto c’è convergenza; bisogna assicurare una crescita duratura e sostenibile e allo stesso tempo, una graduale e realistica riduzione del debito. È tra questi due poli che si muove la comunicazione con cui la commissione Ue e l’Europarlamento hanno dato il via al dibattito pubblico sulla revisione del Patto di Stabilità. Un documento snello, senza alcuna misura concreta messa nero su bianco, quello dell'esecutivo europeo, che si è posto l'obiettivo di far emergere in maniera quasi spontanea "un largo consenso" su cosa c'è da fare per cambiare le regole fiscali.
Con un assioma di partenza, scandito all'unisono dal vicepresidente Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni: il Covid ha cambiato l'Europa, le regole attuali vanno inevitabilmente aggiornate. Il dibattito pubblico sarà online e in presenza e coinvolgerà istituzioni nazionali, governi, società civile. Il primo scadrà il 31 dicembre di quest'anno. Entro il primo trimestre del 2022 la commissione fornirà un indirizzo sulle politiche fiscali agli Stati membri per aiutarli a preparare i programmi di stabilità e convergenza. Anche perché, con le regole in vigore, nel 2023 tornerebbe il Patto di Stabilità e i Def dei vari Paesi membri, da compilare in primavera, cambierebbero radicalmente. Poi, entro il 2023, la commissione fornirà "un orientamento" più a lungo termine.
"Una riduzione del debito graduale, sostenibile e che non ostacoli la crescita, la necessità di un forte sostegno agli investimenti pubblici per assicurare una crescita sostenibile e inclusiva e l'importanza di un forte coordinamento politico, anche tra Ue e Paesi membri" sono tra le sfide chiave individuate anche in un documento del Prlamento europeo. . Sfide che Gentiloni sintetizza così: "Serve conservare la crescita ed evitare un appesantimento della spesa pubblica". Il documento aggiorna quello stilato prima della crisi pandemica. E non poteva essere altrimenti visto che l'impatto del Covid, spiega anche la commissione, ha mediamente aumentato i debiti pubblici europei (il 19% del Pil, tra il 2020 e il 2022, verrà usato per sostenere i lavoratori del settore sanitario e l'occupazione, ad esempio) e ha aggravato le diseguaglianze e alcune debolezze già esistenti, interrompendo le procedure di correzione degli squilibri macroeconomici. Procedure che andranno riviste.
Più in generale la profondità delle revisione del Patto di Stabilità dipenderà da cosa entrerà nel dibattito pubblico. Qualche indizio già emerge. "La golden rule" ci sarà, spiega ad esempio Dombrovskis citando uno degli strumenti chiave al quale l'Ue potrebbe legare il concetto di maggiore flessibilità: quello di scorporare dal computo del rapporto deficit/Pil gli investimenti green. Con un appendice: da qui al 2030, per la transizione ecologica e digitale, serviranno ogni anno investimenti aggiuntivi pari a 650 miliardi. E ci potrebbe essere anche un intervento sui meccanismi che incidono sul ritmo della riduzione del debito: quelli attuali (con il tetto al 60% del Pil) sono alquanto lontani dalla realtà post-pandemica. Non sarà, comunque, il tramonto del Patto di Stabilità così come lo si è concepito. Né sarà l'introdotta l'idea di un Recovery permanente (è stato concepito come una tantum, ricorda Gentiloni). Ma allo stesso tempo "non dobbiamo vedere dietro al dibattito sulla governance economica il ritorno del fantasma dell'austerity", precisa l'ex premier italiano ribadendo che la stella polare resta la crescita e mantenere alto il suo tasso è un modo per ridurre il debito anche per chi, come l'Italia, quel debito ce l'ha molto alto. Come finirà? Con una modifica dei regolamenti, che è l'obiettivo più ambizioso o con la più semplice strada di una diversa interpretazione delle regole attuali, spiega una fonte qualificata dell'esecutivo Ue, escludendo qualsiasi riforma dei Trattati nel breve termine.

Rodolfo Ricci

( 20 ottobre 2021 )

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