Domenica 24 gennaio 2021, ore 18:34

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Lavoro

Voucher sì, ma solo per prestazioni occasionali

Sarà pronta la prossima settimana, probabilmente mercoledì, la bozza di un testo base sulla modifica della disciplina dei voucher ed è "fortemente sostenuta la tesi di prevedere l'utilizzo dei voucher esclusivamente per le famiglie, escludendo imprese e P.a". Lo ha annunciato oggi il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), confermando quanto anticipato dallo stesso ministro del Lavoro, Giuliano Poletti in mattinata.

Questa, dunque la posizione dell’esecutivo, in linea con quanto sostiene anche la Cisl, che chiede di non cancellare i voucher ma di correggerli riconducendo il loro utilizzo ai soli lavori occasionali. A ricordarlo in una nota è il segretario confederale Gigi Petteni, in vista dell’incontro con il Governo il prossimo 9 marzo. “È ora di chiudere la partita dei voucher - si legge in una nota - e riporre finalmente la giusta attenzione su temi che finora sono stati trascurati, come la gestione delle crisi aziendali, l’avvio delle politiche attive, le necessarie correzioni per contrastare l’abuso dei tirocini . È su queste questioni importanti che vorremmo si concentrasse l’incontro già fissato per il prossimo 9 marzo con il ministro Poletti, un incontro che auspichiamo non sia interlocutorio, ma possa portare subito risposte per il mondo del lavoro ancora in forte sofferenza”.

Ma il confronto tra Governo e sindacati è ripreso già oggi pomeriggio, con il tavolo tecnico  sulle pensioni, convocato per fare il punto sull’attuazione delle misure previste nella legge di Bilancio, a partire dall’Ape. Al centro del confronto i decreti attuativi sull'anticipo pensionistico che nelle assicurazioni del ministro dovrà partire a maggio. I punti 'critici' riguardano le platee dell'Ape sociale, nonchè il tasso di interesse sulla rata di rimborso del finanziamento nel caso dell'Ape volontaria.

L'ipotesi circolata è che il tasso concordato con banche e assicurazioni si attesti tra il 4,5 e il 4,7% l'anno. Per i beneficiari dell'Ape sociale, il nodo è legato agli anni di lavoro continuativi che il lavoratore deve aver svolto prima della richiesta di uscita anticipata: i sindacati chiedono una definizione 'elastica' che consideri neutri i periodi di interruzione del lavoro. Questo per far sì che ne possano beneficiare anche lavoratori come gli edili o le maestre d'asilo che non lavorano per tutti i mesi dell'anno.

Inoltre, per i lavoratori precoci, la richiesta è di tener conto nel calcolo dell'anzianità contributiva anche dei periodi coperti da ammortizzatori sociali o dei periodi di malattia. Altro punto dedicato riguarda i lavoratori con contratto a termine scaduto: la richiesta sindacale è che possano aver diritto all'Ape sociale così come i lavoratori licenziati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali. Ancora da definire in modo puntuale il tema del cumulo dei contributi in presenza di versamenti a casse previdenziali diverse.

Il tavolo tecnico tra Governo e sindacati al ministero del Lavoro si aggiornerà a lunedì 13 marzo. Nel frattempo, secondo quanto si apprende, verranno valutate le richieste dei sindacati. I tempi non offrono però margini ampi, visto che i 60 giorni per i tre decreti attuativi, previsti in manovra, scadono proprio oggi e l’Ape parte da maggio. La partita non è chiusa ma sull’anzianità contributiva (gli anni passati a prestare servizio in attività gravose) per accedere all’Ape social sembra potersi aprire qualche spiraglio. La legge di Bilancio prevede 6 anni continuativi a far data dal pensionamento, mentre i sindacati chiedono qualche flessibilità (ad esempio calcolando i 6 anni nell’arco di un periodo più ampio). Sulla questione si attendono le valutazioni del Mef. Un punto fermo sembra essere stato raggiunto per quanto riguarda gli inquadramenti professionali che rientrano nell’anticipo agevolato, classificandosi come attività gravose: quel che conterà è la mansione svolta, più che il settore merceologico. Mansione che sarà individuata attraverso l’incrocio tra certificazione dell’azienda, autocertificazione del lavoratore e tasso contributivo dell’Inail. Al momento invece non ci sarebbe niente da fare per i lavoratori che risultano in disoccupazione per scadenza del contratto a termine (la platea si fermerebbe così ai licenziamenti, anche collettivi, le dimissioni per giusta causa e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro).

(Approfondimento domani su Conquiste Tabloid)

( 1 marzo 2017 )

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