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Lavoro

Moda, la sfida da vincere contro il dumping contrattuale

di Sara Martano

“Cercare soluzioni contrattuali al dumping, condivise e verificabili, che diano sostegno ai servizi sul territorio e alla contrattazione decentrata per far crescere la produttività delle imprese”. La segretaria generale della Femca Cisl, Nora Garofalo, conclude così la giornata di lavoro svoltasi al parlamentino del Cnel dove la Federazione ha presentato la nuova pubblicazione “Dumping contrattuale nel settore moda”. Il volume, il primo della nuova collana WorkLab, edita da Femca Cisl con Edizioni Lavoro, analizza, da una prospettiva giuridica e di relazioni industriali, i fenomeni di dumping sociale e contrattuale che caratterizzano un segmento dell’attuale geografia del lavoro nel settore della moda.

“Oggi, il settore della moda registra un’occupazione in crescita - afferma il segretario nazionale Femca, Giovanni Rizzuto - a fronte di una bassa produttività e di bassi ricavi”. E’ da qui che bisogna partire per approfondire meglio le trasformazioni del settore e governare i cambiamenti.

Le informazioni e i dati empirici presentati nella pubblicazione, elaborati dalla Femca Cisl in collaborazione con il centro studi Adapt, fanno luce su uno spaccato del fenomeno in larga parte inedito agli studiosi e alle autorità pubbliche impegnate nell'elaborazione di concrete strategie di contrasto alla piaga del dumping sociale e contrattuale. Tutto ciò nella direzione di promuovere e rendere ancora effettiva l’idea della rappresentanza come caratteristica coessenziale dello sviluppo sostenibile.

Il dumping contrattuale in estrema sintesi consiste nel massimo ribasso delle tutele e delle retribuzioni per i lavoratori e assenza assoluta di democrazia nei posti di lavoro, fattori che portano ad un impoverimento del valore del lavoro e alla destrutturazione delle fondamenta della contrattazione e delle relazioni industriali.

“Il dumping contrattuale rappresenta un aspetto patologico del settore moda eppure connaturato alla struttura della sua filiera produttiva” afferma Paolo Tomassetti, ricercatore all’Università degli studi di Bergamo. Allora che fare? Per Tomassetti ”occorre ricostruire un’idea di rappresentanza dal basso che ponga enfasi sul territorio e sia capace di ricucire il tessuto sociale, incoraggiare l’uso di nuove tecnologie e promuovere comportamenti corretti dei lavoratori come consumatori”.

Contrattazione, formazione, emersione del lavoro nero, certificazione di filiera, protocolli e codici di responsabilità sociale e ambientale, promozione della salute e sicurezza sono alcuni dei percorsi virtuosi che il sindacato può mettere in atto attraverso buone relazioni tra le parti.

Per Claudio Lucifora, docente di economia all’Università Cattolica Sacro Cuore “è fondamentale impostare una logica negoziale attraverso la contrattazione di prossimità, che dia risposte alle esigenze di flessibilità e contenimento dei costi”.

Secondo Emmanuele Massagli, presidente di Adapt “i perimetri contrattuali risultano oggi troppo rigidi, occorre incentivare l’ampliamento degli spazi di azione da parte dei Ccnl dei sindacati più rappresentativi e rendere effettiva la vigilanza”.

Infine, per Tiziano Treu, presidente del Cnel ”è necessario rafforzare le regole che certificano la rappresentatività delle organizzazioni sindacali altrimenti è difficile far rispettare le regole contrattuali”.

( 17 aprile 2019 )

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