Mercoledì 23 settembre 2020, ore 5:29

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Industria

ArcelorMittal, è ora di fare chiarezza sul futuro del gruppo

di Sara Martano

Stato di agitazione e convocazione delle assemblee dei lavoratori in tutti i siti del gruppo ArcelorMittal, per realizzare le condizioni di una necessaria mobilitazione e sbloccare definitivamente la vertenza.
È quanto deciso dalle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, in accordo con le strutture territoriali e le Rsu.
“Il Governo e ArcelorMittal chiariscano definitivamente cosa realmente comporti l’ingresso annunciato di Invitalia nella società e quali sono le prospettive di rilancio non solo del Gruppo ArcelorMittal in Italia ma dell’intera siderurgia affermano i sindacati, che, in una nota tornano a chiedere “a poco più di due mesi dalla possibile riconsegna dell’ex gruppo Ilva da parte di ArcelorMittal a seguito del pagamento di una esigua penale di 500 milioni (se non si raggiungerà un accordo con il governo) una convocazione urgente da parte del Ministro Patuanelli non potendo accettare che il futuro dell’intero Gruppo ArcelorMittal ex Ilva, resti senza una prospettiva certa”.
“In questi mesi - affermano i sindacati - abbiamo assistito a trattative fantasma tra azienda, Governo, Invitalia, di cui non è mai stato dato atto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. La verità è che gli impianti viaggiano al minimo (quei pochi che riescono ancora a marciare) ormai da lunghi mesi: l’ex gruppo Ilva chiuderà l’anno con una produzione al di sotto dei 4 milioni di tonnellate (minimo storico) e siamo a poco più di due mesi dalla possibile riconsegna dell’ex gruppo Ilva da parte di ArcelorMittal a seguito del pagamento di una esigua penale di 500 milioni (se non si raggiungerà un accordo con il governo)”.
A tutto questo si aggiunge anche il ritardo del pagamento dei servizi offerti dalle ditte dell’indotto ad ArcelorMittal “che - affermano i sindacati - è ormai diventato strutturale ed ha già prodotto il fallimento di tante aziende, con perdita di tantissimi posti di lavoro, ed il possibile fallimento di altre imprese”.
La mancata realizzazione degli investimenti previsti dal piano industriale ha logorato gli impianti abbassando la qualità dei prodotti ed ha reso insicuri i luoghi di lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo.
I sindacati ribadiscono ancora una volta che “l’unico accordo dal quale si deve ripartire è quello del 6 settembre 2018: unico accordo in grado di rispondere alle prospettive industriali ed ambientali, degli stabilimenti di tutto il gruppo, per la realizzazione di un’acciaieria eco-compatibile e per dare una prospettiva ai lavoratori, a partire da coloro temporaneamente posti in Ilva in As di cui il governo e l’azienda oramai non parlano nemmeno: Fim, Fiom Uilm sono fermi a quell’accordo che garantisce tutti i lavoratori (zero esuberi), 10.700 lavoratori in AM Italy e la restante parte in Ilva Amministrazione Straordinaria fino al loro riassorbimento.
 

( 9 settembre 2020 )

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