Seconda giornata di audizionin elle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. sul Documento di Finanza Pubblica. "La risposta allo shock energetico andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute, preservando i segnali di prezzo, essenziali per orientare le scelte di consumo e favorire l’uso più efficiente dell’energia e la transizione verso fonti energetiche meno esposte a rischi geopolitici". E’ la posizione del capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini."Come prefigurato dal Dfp, tali interventi potrebbero trovare copertura nella rimodulazione di altre voci di bilancio", osserva Brandolini. E poi: "Per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività".
L’Istat respinge, con toni tecnici ma netti, la polemica sul decimale che ha tenuto l’Italia sopra il 3% di deficit. "Acquisire una fonte non significa necessariamente incorporarla poi nei conti", spiega il direttore del Dipartimento per la produzione dei dati economici, Stefano Menghinello: ogni informazione va valutata secondo le regole europee, perché l’Istituto deve garantire "armonizzazione e comparabilità" dei dati di finanza pubblica. Dopo il 31 marzo, aggiunge, la valutazione non è più solo nazionale ma "congiunta" con Eurostat. E il punto, dice, è anche evitare una "riserva sui conti", cioè un giudizio negativo di affidabilità da Bruxelles.
La Corte dei Conti invece accende il faro sull’indicatore chiave del nuovo Patto di stabilità: la spesa netta. Nel 2025 l’Italia ha già superato il sentiero concordato con Bruxelles, con una crescita dell’1,9% contro l’1,3% raccomandato. Lo scostamento finirà nel conto di controllo della Commissione, pur restando sotto la soglia di tolleranza. A pesare, ancora una volta, la "spesa inattesa da Superbonus". Nel 2026 il governo rientra nel binario, con una crescita dell’1,6%, ma solo temporaneamente: nel 2027 la spesa netta tornerebbe al 2,2%, sopra il limite dell’1,9%, e salirebbe al 2,5% nello scenario a politiche invariate (se il governo vuole rinnovare le sue politiche, lo dice anche Istat). Per questo la Corte chiede più trasparenza: il Dfp, avverte, offre dati troppo aggregati e arrotondati per ricostruire davvero le determinanti dell’indicatore.
Poi è la volta dei sindacati. "Per la Cisl, nonostante il Dfp fotografi un Paese in difficoltà, stretto tra vincoli esterni e debolezze interne, la risposta non può essere difensiva o frammentata: serve una strategia condivisa, coraggiosa e orientata al lavoro e al sociale, capace di coniugare stabilità finanziaria, crescita economica e giustizia redistributiva", ha sottolineato il segretario confederale, Ignazio Ganga, sempre in audizione sul Dfp alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. "Secondo la nostra organizzazione la credibilità delle politiche economiche si misurerà su risultati concreti come salari più alti, lavoro stabile e di qualità, maggiore produttività e riduzione delle disuguaglianze", ha aggiunto.
Inoltre, "la Cisl ritiene necessario un cambio di passo, fondato su una strategia condivisa e partecipata che rimanda alla realizzazione di un grande 'Cantiere Paese' con al centro difesa e crescita dei salari, salvaguardia e qualità dell'occupazione, sostegno al sistema produttivo, incremento della produttività attraverso innovazione e formazione", ha detto Ganga, sollecitando anche un progetto europeo che sostenga la capacità dell'Unione di agire come attore politico, economico e sociale, anche tramite una riforma del Patto di Stabilità in senso più equo e sostenibile, tramite lo sviluppo di politiche comuni su energia, industria, difesa e coesione, tramite la valorizzazione di una strategia produttiva comunitaria che investa in modo strutturale sul 'Made in Europe'.
Infine, Ufficio parlamentare di bilancio segnala come i salari recuperano, ma restano ancora lontani dai livelli precedenti alla fiammata inflazionistica. L’Upb segnala che nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%, favorendo un recupero del potere d’acquisto. Ma il terreno perduto resta ampio: "in termini reali, i livelli restano inferiori a quelli del 2020 per oltre otto punti percentuali".
Rodolfo Ricci
