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Whirlpool, Napoli non molla: venerdì sciopero di otto ore 

Un presidio sotto la Prefettura di Napoli per manifestare la rabbia nei confronti delle istituzioni e rifiutare ancora una volta, dopo un anno di proteste e mobilitazioni, la chiusura dello stabilimento Whirlpool e qualsiasi ipotesi di reindustrializzazione. "Basta tavoli fumosi e privi di soluzioni- afferma Biagio Trapani, segretario generale della Fim Cisl Napoli - chiediamo il rispetto degli accordi, niente di più niente di meno. Nessuno ad oggi, né azienda né Governo, hanno saputo dare una risposta concreta sul perché gli accordi presi non siano stati rispettati. Bisogna aver ben chiaro che non saremo mai disponibili a soluzioni che lascino nell’incertezza i lavoratori del sito partenopeo e che il tempo non è una variabile indefinita, bisogna accelerare. Non vincerà la rassegnazione in una zona di Napoli ormai depauperata dal suo strato industriale. Quello di via Argine è un presidio di legalità da salvaguardare". Ed è quello che grideranno venerdì nel corso del presidio unitario sotto la Prefettura in occasione delle otto ore di sciopero indetto dal coordinamento nazionale Whirlpool di Fim, Fiom, Uilm che ha nuovamente espresso la propria opposizione alle decisioni della multinazionale, ma anche dello stesso Mise finalizzate ancora una volta, dicono i sindacati di categoria, "a propinare una generica reindustrializzazione per assecondare la chiusura dello stabilimento di Napoli e il disimpegno dall'Italia", venendo meno ad un accordo sottoscritto dalla multinazionale americana nell'ottobre del 2018 con il ministero dello Sviluppo economico che prevedeva investimenti per 17 milioni di euro per il rilancio del sito produttivo di Napoli est. Nel frattempo martedì i lavoratori assieme ai sindacati segretari di Fiom-Cgil, Uilm e Fim Cisl sono scesi di nuovo in strada in modo pacifico nella zona di via Argine cantando lo slogan della loro protesta "Napoli non molla" e ribadendo che per loro "non esiste alcun piano B ma solo un piano A: continuare a produrre lavatrici a Napoli". "Una situazione esplosiva che andrà ad incidere su un tessuto reso ancora più fragile dall’emergenza sanitaria - dichiara Doriana Buonavita, massimo esponente della Cisl campana e anche reggente di Irpinia-Sannio. Proprio in queste zone interne, dove hanno chiuso i battenti quaranta realtà del comparto industria con una perdita di oltre duemila posti di lavoro, l’impatto sarà drammatico se si considera tutto l’indotto". Tema questo più volte sottoposto anche all’attenzione del governo regionale assieme alle altre vertenze che, secondo Buonavita, se non risolte determinerebbero un’ulteriore desertificazione produttiva di un territorio che necessita di "una programmazione negoziata funzionale allo sviluppo delle infrastrutture materiali e immateriali, il rilancio delle aree interne e quelle costiere, degli interporti, affinché l’azione più incisiva che è evidente nell’area metropolitana, si estenda e diventi effettiva rispetto ai bisogni eterogenei degli altri territori della regione". Quella di venerdì rientra tra le iniziative in vista del tavolo, a Roma, del 31 luglio, con il ministero dello Sviluppo economico e i vertici dell'azienda e "rappresenterà solo il primo passo di una lunga stagione di mobilitazione e protesta perché - chiosa Raffaele Apetino, segretario generale della Fim regionale - non possiamo assistere ogni giorno in Campania ad una continua desertificazione industriale. Troppo spesso politica e istituzioni nazionali davanti ad una desertificazione industriale in Campania girano la faccia dall’altra parte. Come Fim, insieme alla Fiom ed alla Uilm, non ci rassegneremo e continueremo a batterci affinché la multinazionale americana di Whirpool non chiuda il sito di Napoli. Sarebbe un danno irreparabile sulla pelle dei lavoratori. In Campania ogni posto di lavoro è un presidio di legalità che a partire dal Governo nazionale le istituzioni regionali e locali, insieme al sindacato, dovrebbero difendere con i denti".

( 15 luglio 2020 )

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