Mercoledì 12 giugno 2024, ore 16:32

Bruxelles 

L’Ue in pressing su Roma per chiarimenti sulla ratifica Mes 

Ennesimo richiamo diretto a Roma che si ripete con cadenza regolare di mese in mese: sulla ratifica del Mes servono "chiarimenti". I ministri dell'Eurozona sono pronti a recapitare l'ennesima ammonizione al titolare dei conti italiani, Giancarlo Giorgetti, anche lunedì prossimo, quando si ritroveranno faccia a faccia a Bruxelles per proseguire sulla via, ancora dissestata, dell'Unione bancaria, e analizzare il rinnovato quadro macroeconomico dopo il rischio scampato della recessione tecnica. Una riunione che proprio sulla ratifica del nuovo Fondo salva-Stati non si preannuncia distesa. Se si vuole parlare dell'Unione bancaria "non si può non discutere del Mes e del suo backstop" per la risoluzione delle banche, è il ragionamento che fa un alto funzionario europeo. E, con l'Italia rimasta ormai l'unica a mancare all'appello, è inevitabile anche discutere "dei piani" del governo, fermo restando il rispetto che l'Eurogruppo nutre per il processo di ratifica a capo dei Parlamenti nazionali.

L'aspettativa tuttavia è che a un accordo politico già raggiunto tra i rappresentanti dei governi a gennaio 2021 "segua l'impegno del Paese" a completare l'iter, e questo vale per un governo e per quelli successivi. Una sottolineatura che delinea la volontà dei ministri dell'area euro di accelerare per allontanare i timori portati dalle crisi di Credit Suisse e della Silicon Valley Bank, e l'indisponibilità - già espressa a Stoccolma non più di dieci giorni fa - a riaprire il confronto sulla riforma stessa del Mes e sui progressi verso una garanzia europea di ultima istanza per i depositi. Una linea distante dalla posizione di Roma, che da settimane chiede di "approfondire" il tema. E che porterà l'Eurogruppo ad ascoltare "attentamente" le parole di Giorgetti. I riflettori saranno puntati poi sulle nuove previsioni economiche di primavera che il commissario Paolo Gentiloni svelerà poche ore prima del confronto tra i ministri finanziari. Rispetto alle stime invernali, non sono attesi cambiamenti importanti, con la conferma di aver scongiurato la recessione tecnica grazie alla crescita (+0,1%) del Pil nel primo trimestre, che dovrebbe proseguire anche nel secondo, "un mercato del lavoro ancora robusto e i dati sui prezzi dell'energia che si stanno aggiustando".

A tenere in apprensione resta però l'inflazione, ancora elevata. E, date anche le circostanze geopolitiche, l'incertezza resta sostanziale per l'intero Continente. Un elemento che farà da sfondo al confronto ancora tutto aperto sul nuovo Patto di stabilità. "Cerchiamo un modo per continuare a lavorare insieme, tenendo conto che il Mes è uno strumento su cui è molto sensibile l'opinione pubblica italiana, e lo rispettiamo, ma resta uno strumento sulla cui introduzione erano d'accordo tutti i Paesi e vogliamo renderlo disponibile per il futuro per qualunque governo ne faccia richiesta", ha detto il presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, in un'intervista a Rai News 24 rispondendo a chi gli chiedeva quale fosse il messaggio per il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. "L'Italia ha chiarito che non vuole ricorrervi e rispettiamo pienamente il diritto di chi non vuole usarlo, ma è anche importante capire che altri governi potrebbero decidere che è qualcosa che vogliono in futuro, ha detto il presidente dell'Eurogruppo prima dell'incontro con il ministro Giorgetti a margine del G7 in Giappone. Il Mes "è un trattato ormai ratificato da tutti i membri della zona euro, compresi gli ultimi ad essere entrati come la Croazia.

La ragione per cui la ratifica è così importante è che il trattato fa sì che come ultima istanza il Mes possa assicurare un rapido sostegno finanziario in caso di grave crisi di una banca. Si tratta di garantire che nessun contribuente sia esposto ai costi di un fallimento bancario", ha spiegato Donohoe.

Una richiesta che arriva quasi in contemporanea alla Corte dei conti europea che chiede più garanzie su un'adeguata gestione del rischio di credito delle banche sotto la vigilanza della Bce. È quanto emerge in una relazione dei 'guardiani contabili' dell'Ue, in cui si rileva come i requisiti patrimoniali chiesti non siano stati proporzionali al rischio. Anzi, proprio con gli istituti più esposti la banca centrale si è sistematicamente posizionata sulla fascia più bassa quando ha dovuto indicare il capitale necessario a copertura di rischi o crediti non performing (requisiti Srep). Alla vigilanza Bce fanno capo 110 istituti rilevanti con l'80% degli attivi Ue.

"La Bce dovrebbe impedire la cattiva gestione dei rischi di credito, perché questa può portare le banche al fallimento - afferma Mihails Kozlovs, membro della Corte responsabile della relazione -. Si tratta di un aspetto essenziale vista l'importanza che riveste la fiducia nel settore bancario, soprattutto in una congiuntura economica complessa come quella attuale".

Rodolfo Ricci

( 12 maggio 2023 )

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