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Trasporto aereo

Alitalia, allarme sindacati: si temono 1.500 esuberi

I sindacati dei trasporti esprimono preoccupazione dopo l’incontro con i vertici di Alitalia che, dopo vari rinvii, si è tenuto ieri pomeriggio. Gli esuberi cui starebbe pensando la compagnia, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, si aggirerebbero intorno ai 1.500, considerando gli esuberi veri e propri, le esternalizzazioni e il mancato rinnovo dei contratti a termine. Sarebbe quindi questa la cifra da cui si partirebbe, posto che a breve si aprirà un confronto con la compagnia.

Esprime "sconforto" il segretario nazionale della Fit Cisl, Emiliano Fiorentino. "Manca ancora un vero piano industriale, abbiamo visto solo le linee guida", lamenta Fabrizio Cuscito della Filt Cgil. Il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, vede "molte ombre", e sottolinea, "vogliamo il piano nero su bianco". I sindacati fanno sapere che "tra Natale e la fine dell’anno dovrebbe esserci un nuovo incontro sul piano", mentre di "esuberi si parlerà a inizio gennaio"

"Nessuna decisione definitiva sulla riduzione del personale è stata ancora presa e il management comincerà da subito le consultazioni con il personale e con le rappresentanze sindacali". Così Alitalia in una nota, dopo il via libera del Cda alla seconda fase del piano industriale, che prevede anche una radicale riduzione dei costi. "Siamo determinati a lavorare in modo costruttivo con i sindacati per trovare un’intesa sul nuovo contratto di lavoro collettivo. Il loro sostegno all’attuazione della seconda fase del piano industriale è infatti imprescindibile", sottolinea l’ad Cramer Ball.

L’incontro, previsto in un primo tempo lunedì, era già stato rimandato in attesa del via libera del cda al piano. Finalmente stamane è stata raggiunta l'Intesa con i soci della compagnia sul finanziamento della seconda fase del piano. Il Cda era aperto da diversi giorni e l’accordo tra i soci - in particolare Intesa SanPaolo, Unicredit ed Etihad - sarebbe stato siglato all’alba. Nel pomeriggio, poi, l'atteso via libera al piano.

Un accordo salutato positivamente dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. "Noi abbiamo cercato di dare una mano all’azienda - ha spiegato - che aveva un momento di grande sofferenza". "Ma i problemi da affrontare sono strutturali. Quando un’azienda fa perdite ingenti immagino si debba fare un’analisi, un nuovo Piano industriale ed è quello che avevamo chiesto", ha detto il ministro, puntualizzando di non aver ancora visto il nuovo piano: "Non l’abbiamo ancora visto, l’abbiamo chiesto, per ora abbiamo discusso solo delle direttrici". "Parliamo di perdite importanti, c’è bisogno di una strategia diversa". Sulla stessa linea il ministro dello Sviluppo economico, Antonio Calenda. "Siamo tutti a lavorare, insieme ai ministri Delrio e Padoan, affinchè la situazione migliori e si possa riprendere a far crescere un vettore importante e per noi strategico", ha spiegato il titolare di Via Veneto. "C’è stato - ha aggiunto - un impegno forte del governo anche nella nottata per supportare una positiva conclusione".

Nonostante la privatizzazione ed il controllo della compagnia passato ad Etihad (che ne possiede il 40%), Alitalia fatica a risollervarsi. Secondo le stime pubblicate dal Sole 24 Ore, la compagnia chiuderà il 2016 con una perdita di più di 400 milioni di euro, poco più di un milione di euro al giorno. Per salvarsi ci sarà bisogno di una nuova cura da cavallo, ma la medicina potrebbe avere il sapore del fiele per i lavoratori ed i sindacati. 

“Siamo preoccupati per quello che abbiamo sentito in giro, c’è una forte preoccupazione perchè i lavoratori hanno già dato tanto”, spiega il segretario generale della Fit Cisl Antonio Piras. I giornali in questi giorni parlano della possibilità di più di mille tagli del personale fra licenziamenti, prepensionamenti ed esternalizzazioni, cioè trasferimenti ad altre società del gruppo. I numeri che circolano parlano di un possibile impatto che oscilla tra 600 e 2000 persone coinvolte tra mancati rinnovi di contratti, esternalizzazioni ed esuberi veri e propri. Nel 2014 l’accordo che ha permesso l’ingresso di Etihad prevedeva 1.900 esuberi. Il timore dei sindacati è che, a distanza di due anni dall’arrivo del partner arabo, ci si trovi ancora una volta al punto di partenza. “Dopo due anni e mezzo, ci troviamo con una crisi pari a quella di allora e con un Piano industriale che punta sul lungo raggio come quello del 2014», osserva il segretario generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, avvertendo che «prima di fare qualsiasi cosa che tocchi il costo del lavoro devono convincerci sul piano industriale: il costo del lavoro deve essere l’ultima cosa”. Dalla Filt Cgil l’auspicio è che alla fine arrivi “un Piano che abbia il consenso di tutti gli azionisti, un Piano che non sia solo di risanamento ma di sviluppo e che non sia l’ennesima ripetizione di un taglio all’occupazione”.

( 23 dicembre 2016 )

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