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Chimica

Versalis, il giorno della protesta. Scioperano in tutta Italia i lavoratori Eni e Saipem

di Cecilia Augella

Lo sciopero nazionale della chimica, oggi, a Gela, dopo la chiusura della raffineria dell’ Eni, ha assunto un significato particolare per una città che si mobilita in difesa di 50 anni di industrializzazione. Sono a rischio centinaia di posti di lavoro nell’indotto del petrolchimico, che si avvia alla totale scomparsa nell’assenza di una firma di un accordo di programma per l’area.

Presidio e sciopero dei lavoratori Eni e dell’indotto stamani anche davanti alla raffineria di Livorno. Oltre al presidio, nel pomeriggio si svolgerà una manifestazione organizzata da Femca Cisl Filctem Cgil, Uiltec Uil e con i lavoratori di tutto il settore riuniti in corteo che partirà dalle ex Ceramiche industriali di Livorno, stabilimento chiuso da anni e luogo simbolo della crisi che si sta attraversando, e si concluderà in prefettura con un incontro tra sindacati e prefetto sui temi dell’energia, sulla proroga degli ammortizzatori sociali e degli investimenti per il rilancio industriale del territorio.

Nel giorno in cui l’80% dei lavoratori del gruppo Eni/Versalis/ Saipem (90% a Marghera) hanno scioperato, il segretario confederale della Cisl, Giuseppe Farina, ha chiesto al Governo un piano di politica industriale per il rilancio del Paese e anche all’Eni "un’idea nuova e di prospettiva rispetto a come rilanciare questa azienda". "Qui si gioca destino chimica italiana" - ha detto Farina spiegando che non si può rinunciare a chimica, siderurgia e alluminio perchè "rappresentano le fondamenta del sistema industriale italiano e europeo. L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa. La Germania a rinunciare a chimica non ci pensa proprio. Anzi vi investe. E noi dobbiamo puntare a rafforzare la chimica italiana ed Eni". Farina ha riferito che l’audizione al Senato lo ha «molto deluso. È stato un incontro evanescente; Eni aveva le idee molto confuse. Siamo usciti con più dubbi di prima. Italia e Eni - ha ribadito - non possono rinunciare alla chimica. L’Italia non può pensare all’innovazione e alla tecnologia e perdere settori strategici e il prezzo basso del petrolio non può essere una scusante per rinunciare ad un assetto strategico pere il paese. E poi - ha rincarato - un’ idea di politica industriale e sostenibilità ambientale questo Governo non c’è l’ha. L’economia italiana non può rilanciarsi solo con l’agroalimentare. Serve l’industria vera, quella hard, quella che crea lavoro vero e occupazione qualificata", ha osservato Farina annunciando che a breve ci sarà un incontro al Mise. "Noi - ha detto - non possiamo mollare ora. C’è il rischio della perdita della realtà industriale strategica. Quindi il piano industriale di Eni è il nostro punto di riferimento. Se ci sono problemi di risorse, le trovino loro. Ma no a cessione quote di maggioranza". Farina ha poi bocciato l’idea di "vendere Versalis per permettere al Governo di fare cassa. Versalis deve stare nelle mani salde di Eni. Come è indispensabile ottenere quanto prima il piano industriale per il rilancio di Saipem. Questa è nostra scommessa e per questo ci batteremo".

"I lavoratori incrociano le braccia contro le minacce di disimpegno, più o meno camuffato. Nè tranquillizzano più di tanto i comunicati dell’azienda, che dicono che tutto è ok quando i segnali vanno in direzione opposta". Afferma Mimmo Milazzo, segretario della Cisl siciliana commentando lo sciopero e le proteste contro l’Eni. "Gli impianti del gruppo - interviene anche Paolo Sanzaro, segretario Cisl di Ragusa-Siracusa - in quest’area giocano un ruolo di centralità. Un disimpegno avrebbe un effetto domino disastroso, dal diretto all’indotto". A Gela, presidi e mobilitazione continuano da giorni contro la mancata attuazione del protocollo sulla riconversione green della raffineria e per il via agli ammortizzatori sociali al migliaio di addetti dell’indotto. "La nostra è una mobilitazione che, in assenza di svolte, andrà avanti a oltranza", rimarca Emanuele Gallo, segretario Cisl di Agrigento-Caltanissetta-Enna. Che domani, assieme ai colleghi di Cgil e Uil Ignazio Giudice e Maurizio Castania e ai vertici delle locali associazioni di commercianti e artigiani, alle 11 incontrerà, a Gela, il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. Le sarà affidato un documento in cui, sottolinea il sindacato, sarà sottolineata la richiesta al governo nazionale di intervenire nella vicenda, in quanto azionista di riferimento di Eni.

Secondo i segretari generali di Filctem, Femca, Uiltec, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, "dopo la parziale cessione delle quote azionarie di Saipem, il Gruppo Eni si appresta a cambiare pelle per divenire un gruppo che opera esclusivamente all’estero, concentrando investimenti e attività solo in ricerca ed estrazione di gas e petrolio, operando di fatto come broker oil, perdendo di fatto quelle caratteristiche di azienda di "sistema" che ha garantito e garantisce l’insieme del ciclo produttivo, dall’estrazione al consumo: inaccettabile". "Cedere per Eni la raffinazione - proseguono i segretari - significa in larga parte perderla; rinunciare alla chimica "verde" significa precludere futuro all’Italia; abbandonare alcune attività di Saipem o mettere in discussione la presenza nel segmento retail della Direzione Gas & Power vuol dire svilire opportunità per le nostre aree, soprattutto quelle più depresse del Mezzogiorno, e determinare gravi problemi occupazionali". Ma il principale "pomo della discordia" - scrivono ancora i sindacati - è la dismissione della chimica con i suoi stabilimenti di Versalis a Porto Marghera, Ferrara, Mantova, Ravenna, Brindisi, Priolo, Ragusa, Porto Torres e Centro ricerche (oltre 6mila lavoratori tra diretti ed indiretti). "L’Italia, senza Versalis sotto il controllo di Eni, non sarà in grado - polemizzano - di adeguare il proprio processo produttivo in senso "green", di una chimica innovativa: rischieremo di importare prodotti sostenibili dall’estero, altro che modernizzazione del Paese".

( 20 gennaio 2016 )

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