Giovedì 18 giugno 2026, ore 21:00

Economia 

L'inflazione frena 

Lo sviluppo dell’economia mondiale è in rallentamento e resta caratterizzato da un elevato grado di incertezza e da rischi al ribasso legati all'evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina e a un possibile riacutizzarsi dei contagi da Covid-19 ma al tempo stesso lo scenario internazionale a inizio 2023 è caratterizzato ”da una generalizzata moderazione delle pressioni inflazionistiche, dovuta al calo dei prezzi dei prodotti energetici, che alimenta le attese di un più graduale aumento dei tassi di interesse nei principali paesi”. In questo ambito anche per l'Italia le previsioni dipingono un quadro di ombre e luci. A disegnare una mappa degli andamenti economici è lo studio Istat sull’andamento dell’economia italiana nel 2023. Il Pil italiano, in base alla stima preliminare, ha segnato negli ultimi tre mesi del 2022 la prima variazione congiunturale negativa dopo 7 trimestri consecutivi di crescita a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria (-0,9% a dicembre su i tre mesi precedenti) e di un aumento nel comparto dei servizi. Nel 2022, il Pil corretto per gli effetti di calendario ha registrato un aumento del 3,9% rispetto all'anno precedente, più elevato di quello della media dell’area euro (+3,5%). Rispetto agli altri principali paesi dell'area tale risultato è stato inferiore a quello della Spagna (+5,5%) e superiore a quello di Francia (+2,6%) e Germania. E segnali di una tendenza al miglioramento arrivano, già dallo scorso dicembre per il mercato del lavoro: il tasso di occupazione è salito al 60,5% coinvolgendo quasi tutte le classi di età, gli uomini e le donne mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 7,8%. Il recupero quantitativo dell'occupazione , prosegue l'Istat, si è inoltre associato ad alcuni rilevanti aspetti qualitativi. La crescita congiunturale dell'occupazione (+0,2%, pari a +37mila unità) è stata il risultato dell'aumento dei dipendenti permanenti (+0,2%) e degli autonomi (+0,7%) in contrapposizione al calo dei dipendenti a termine (-1,1%). Il miglioramento ha riguardato entrambi i generi (+0,1% per gli uomini e +0.2% per le donne) e tutte le classi di età a eccezione della fascia 25-34 anni che ha registrato un calo (-0,4%).
Quanto al clima di fiducia dei consumatori nonostante abbia mostrato a gennaio un peggioramento che ha interessato le opinioni sulla situazione personale e la maggior parte delle sue componenti, le attese sulla disoccupazione e sulle opportunità di risparmio future, sono invece ”rimaste favorevoli”. In leggera frenata anche l'inflazione: in base alla stima preliminare, a gennaio, la variazione tendenziale dell'indice per l'intera collettività è risultata pari a 10,1% rispetto all'11,6% di dicembre. Un rallentamento dovuto in particolare ai prezzi dei beni energetici regolamentati che hanno registrato la prima variazione negativa (-10,9% da +70,2% di dicembre) da marzo 2021. Il dato, annota ancora l'Istat, sconta la decisa flessione del prezzo del gas immediatamente recepita dall’autorità energetica. Anche il differenziale dell’Ipca tra Italia e area euro, pur rimanendo positivo, è diminuito rispetto a dicembre ma non smuove la fiducia dei consumatori che parlano di "un peggioramento diffuso”. Il 2022 si chiude con un lieve incremento della produzione industriale rispetto all'anno precedente, +0,5%. Tra i principali raggruppamenti di industrie si rileva una dinamica positiva per i beni di consumo e per quelli strumentali, mentre sono in flessione i beni intermedi e l'energia. A dicembre 2022 l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta dell'1,6% rispetto a novembre, mentre l’indice complessivo aumenta in termini tendenziali dello 0,1%.
Giampiero Guadagni

( 10 febbraio 2023 )

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